«Nel mio film racconto la metropoli che si trasforma»

Un film per raccontare il fuori campo, il non visto, «la periferia emotiva», urbana ed esistenziale della città. Milano, i suoi quartieri, la gente che la attraversa ogni giorno, che vive, sogna il futuro, lavora, fatica. La città di Milano con i suoi colori e le tinte emotive dei suoi abitanti è la protagonista assoluta de Il mio domani, l'ultimo film di Marina Spada, la regista milanese, che dopo essere stata apprezzata alla Mostra del Cinema di Venezia con Come l'Ombra e Poesia che mi guardi, ha appena presentato Il mio domani in concorso al Festival di Roma. In sala al cinema Mexico, da ieri, il film racconta una storia proiettata nel futuro possibile di una metropoli in cambiamento. «Milano in realtà è sempre stata protagonista dei miei film» dice Marina Spada. «Pensando ai lavori precedenti ho sempre ragionato sullo stesso personaggio, cambiando punto di vista: Forza Cani fotografa Milano di notte, le fabbriche abbandonate, la comunità giovanile; Come l'Ombra invece, a dispetto di quanto si pensa sulle periferie - abito a venti minuti dal centro - inquadra la città media, i suoi abitanti che vanno a lavorare seguendo gli stessi percorsi quotidiani di sempre; Poesia che mi guardi a sua volta, ha recuperato alla memoria la Milano nuova che dagli anni '30 in poi si stava evolvendo. Oggi con Il mio domani, ho spostato lo sguardo sulla città del futuro, una Milano che dopo cinquant'anni anni di immobilismo sta vivendo la rinascita del piano urbanistico, ridisegnando un nuovo sky line. La città come un organismo in via di sviluppo che si deve adeguare al futuro, alla modernità, sperando che il futuro non siano solo gli appartamenti dei miliardari. Ho voluto raccontare la contemporaneità e al contempo fare cinema su un'idea possibile di modernità. I milanesi saranno contenti di riconoscersi al cinema, nelle loro storie. E questo è finalmente accaduto dopo anni, anche se ancora la città non supporta - e non ha le forze per farlo - la produzione cinematografica». Il film - che ha coinvolto nella parte produttiva anche gli studenti della Scuola Civica di Cinema e Televisione, dove la regista insegna da anni regia - è interpretato da Raffaele Pisu e Claudia Gerini, in un ruolo nuovo, lontano dai toni della commedia. «Ho voluto percorrere strade non scontate, facendo un vero e proprio lavoro sul personaggio» - e racconta la storia di una formatrice aziendale, una donna apparentemente serena e realizzata, finché gli accadimenti rimescoleranno il suo incerto equilibrio personale e professionale. «Ho scelto una protagonista femminile - dice la regista - perchè ci sono tante donne nel ruolo di formatori e poi volevo portare sullo schermo la realtà delle aziende, ancora poco conosciute ma anche il personaggio che parla il linguaggio del potere e della manipolazione».
Presentato come primo dei quattro film italiani al recente Festival internazionale del cinema di Roma, il film si avvale della sceneggiatura firmata dalla stessa regista, da Daniele Maggioni - a lungo direttore della Scuola Civica - e da Maria Grazia Perria, da molti anni docente nel corso di sceneggiatura. «Scrivere un film è molto complesso - spiega Marina Spada - senza la scrittura, il film non esiste. Questa sceneggiatura ha rappresentato una sorta di sintesi del lavoro di scrittura, oltre ad un felice incontro sul linguaggio, messo a punto con Maria Grazia Perria (cosceneggiatrice di Forza Cani) e Daniele Maggioni (Come l'Ombra)». La scuola in realtà è coinvolta a pieno titolo: «Ho voluto dare infatti un'opportunità agli studenti di varie sezioni, perchè a Milano, purtroppo si fa poco cinema, ed è molto difficile farlo, e lavorare ad un film significa, in primo luogo, fare sistema, e poi esordire in altre occasioni». Già alle prese con Daniele Maggioni ad una nuova sceneggiatura, che vedrà ancora una volta protagonista la città, la regista si dice «in gara con se stessa in un continuo percorso di miglioramento» e finalmente «contenta di aver potuto, per la prima volta, avere a disposizione un grosso budget e una produzione» che l'ha sollevata dalle consuete fatiche di quando era una regista indipendente e tutto, ma proprio tutto - dalla revisione della sceneggiatura, fino alla fase finale di montaggio - passava sotto la sua attenta supervisione.