Nel Prc due elettori su tre vogliono lo scalone

Sondaggio FerrariNasi&Grisantelli per "il Giornale": il 62,5% di
chi vota Rifondazione è favorevole all’aumento dell’età pensionabile. Mentre la maggioranza si spacca sulla previdenza e la sinistra preme
per abolire la legge Maroni, la base ha le idee chiare: è giusto
lasciare più tardi il lavoro. Anche chi è contrario alla riforma pensa sia giusto ricevere il vitalizio a 60 anni come prevede la legge

Milano - Due elettori di Rifondazione comunista su tre vogliono l’aumento dell’età pensionabile. È quanto emerge dal sondaggio curato dall’istituto FerrariNasi&Grisantelli per il Giornale, condotto dal 16 al 18 luglio scorso su un campione di 650 persone rappresentativo della popolazione italiana adulta. Secondo la rilevazione, il 62,5% di chi ha votato il Prc ritiene «giusto» cercare di alzare l’età lavorativa se non si fanno lavori particolarmente usuranti. Una percentuale che sorprende, viste le resistenze che l’ala massimalista della coalizione di centrosinistra sta opponendo alla riforma della previdenza. Ma l’altra «novità» che emerge dal sondaggio è che gli elettori del centrodestra, soprattutto i sostenitori di Forza Italia, sono divisi praticamente al 50%.

L’analisi per età Il 54,4% dell’intero campione sottoscrive la necessità di allungare l’età pensionabile, mentre solo il 40,6% si dichiara contrario. L’età giusta per andare in pensione, secondo gli intervistati, oscilla tra i 60 anni e i 62 anni per gli uomini, e tra i 57 e i 60 anni per le donne. La contrarietà alla riforma diminuisce con l’età. Solo il 38,6% dei giovani in età compresa tra i 18 e i 35 anni, infatti, considera favorevolmente questa ipotesi. Una percentuale che però, secondo il sondaggio, sale al 56,3% nella fascia 36-55 anni e al 65,3% oltre i 56 anni.

Il sì del Triveneto Se si guarda alla divisione per aree geografiche, la percentuale più alta di «no» all’aumento dell’età pensionabile è pari al 47,8% ed è concentrata nel cosiddetto «Triangolo industriale» (Piemonte, Lombardia e Liguria, nda). I più favorevoli, invece, «abitano» nel Nordest e sono il 64,5% del campione. È nella cosiddetta «Zona Rossa» (Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche), che il sondaggio registra la percentuale più alta di indecisi, pari al 7,9%.

I paradossi dei Poli Se si guarda più nel dettaglio la fotografia che la rilevazione di FerrariNasi&Grisantelli fa della divisione per coalizioni, si scopre che il centrodestra è spaccato in due tra chi vorrebbe alzare l’età pensionabile e chi no. Secondo il sondaggio, infatti, solo il 50,7% degli elettori Cdl considera «giusto» innalzare l’età. A «pesare» su questo dato, secondo gli esperti della società di rilevazione, sono proprio i sostenitori di Forza Italia (51,2% favorevoli e 47,2% contrari), seguiti dalla Lega Nord (54,6% favorevoli e 45,4% contrari) mentre in An il rapporto è di due elettori favorevoli all’aumento dell’età su tre (66,3%). Nell’Unione, invece, la percentuale è del 64%, trascinata dai «sì» alla riforma degli elettori Ds (64,7%), Margherita (65%) e Rifondazione comunista (62,5%). Se invece il confronto viene esteso a tutta la sinistra radicale (Verdi, Pdci, Sinistra democratica e movimenti, nda) la percentuale cala al 52,2%, mentre gli indecisi schizzano al 10%. Segnale che, come evidenzia la ricerca, la sensazione tra gli elettori di sinistra è che l’aumento dell’età pensionabile sia un capitolo non più rinviabile.

Sinistra divisa «Lo scollamento della base con la politica portata avanti dalla dirigenza della sinistra radicale è macroscopico», sottolinea Arnaldo Ferrari Nasi, docente dell’Università di Genova e curatore dello studio. «Ogni intervistato proietta questa domanda sulla propria esperienza. È evidente che gli elettori dell’Unione - aggiunge - più legati alla pubblica amministrazione, sono coscienti che l’aumento dell’età pensionabile non può più essere rimandato e sono pronti a lavorare qualche anno in più. Gli elettori del centrodestra, invece, sono persone che hanno iniziato a lavorare presto e in proprio e non ritengono sia giusto andare oltre». Ma il dato che va sottolineato, conclude Ferrari Nasi, è che «chi è contrario ad aumentare l’età pensionabile ha comunque individuato a 60 anni il limite di età massimo. Esattamente quello che già prevede il cosiddetto “scalone Maroni” a partire dal 2008».