Nelle scuole lavagne «digitali»

Gioia Locati

Uno schermo largo un metro e mezzo o giù di lì. A metà fra il computer e la lavagna. Può mostrare filmati, spezzoni tratti da Internet o una tastiera virtuale. Può bloccarsi con il fermo immagine e assomigliare a un gigantesco taccuino. E sopra si scrive, come sulla lavagna ma senza gesso. Con una penna senza inchiostro, con un legnetto o con un dito. Potenzialità della lavagna digitale. Che ha pure memoria e custodisce ogni appunto.
Da qualche anno è usata con successo nelle scuole e nelle università. Pioniere a Milano è il collegio San Carlo che, dall’anno scorso ne ha messo a disposizione una in ogni classe delle elementari e in quasi tutte le medie ma esistono anche al Politecnico e all’università Bicocca. Sta partendo poi un progetto pilota che interesserà anche le scuole pubbliche lombarde, grazie a un accordo con l’azienda produttrice Smart Technologies e la Direzione scolastica. «Ne è prevista una per ogni scuola media della regione» fanno sapere alla Smart. Il costo varia dai 1300 ai 1800 euro. E quel che è certo è che uno scolaro delle elementari che impara a usarla non dovrà fare alcuno sforzo con il pc. Ha confermato la maestra Paola Oteri: «I bambini possono creare concretamente le parole, spostando le sillabe sotto i loro stessi occhi fino a quando non trovano la combinazione giusta. Imparano subito a usare mouse e tastiera». E Luca Pasqualetto, insegnante di matematica e fisica alle medie: «I ragazzi possono toccare le figure, ruotarle, spostarle solo con il tocco delle dita. L’insegnamento della scienza poi è agevolato dal momento che è possibile proiettare le immagini, spiegarle, lavorarci sopra e poi salvare tutto in un archivio riutilizzabile. Così gli studenti che hanno perso una lezione possono recuperare la spiegazione con facilità».