Ora Santoro prova a fare la tv degli "indignati"Nella nuova squadra vuole Celentano e Dandini

La prima puntata del "Servizio pubblico" di Santoro fa subito il boom di ascolti. Santoro, forte del successo di pubblico, strilla "Ora è iniziata la rivoluzione". Ma il progetto ricorda quello che 30 anni fa consentì a Berlusconi di lanciare il suo network sfruttando le televisioni locali per aggirare il monopolio detenuto dalla Rai

Non c’è da girarci intorno: giovedì sera Santoro ha avuto un grande successo di pubblico. E ha dimostrato che è possibile realizzare un polo alternativo alla televisione tradizionale, ai grandi network Rai, Mediaset e La7. Un polo seguito, desiderato e sostenuto dalla parte di pubblico che guarda a sinistra e praticamente ignorato dagli spettatori meno attenti all’informazione e più attratti da fiction e varietà: difatti Santoro ha richiamato un milione di persone in più davanti alla tv mentre Raiuno e Canale 5 hanno perso poco. Insomma, ora gli «indignados» di tutte le specie, sia ricche sia povere, hanno la loro rete di riferimento, libera da ogni pressione politica dopo la guerra di trincea e l'espulsione del proprio guru dalla Tv di Stato. Senza contradditorio, senza par condicio, senza alcun vincolo se non la volontà di Santoro.
A seguire il debutto di Servizio pubblico (debutto su un sistema diverso di trasmissione di un programma che invece non ha nulla di nuovo) c’erano in media quasi tre milioni di spettatori con uno share di circa il 12 per cento. I dati si riferiscono alla somma registrata dalle 25 emittenti locali che hanno ritrasmesso il programma (2.276.000 spettatori) e dal canale dedicato di Sky che da solo ha realizzato 644mila presenze con il 2,65 per cento di share (che raggiunge 796 mila unità se si considera la replica). A questo pubblico televisivo va aggiunto quello online, il cui calcolo è più complicato, comunque un risultato mai registrato in precedenza in Italia: 5 milioni di contatti e più di 300 mila utenti medi contemporanei. È stato anche l’evento live più seguito di sempre su Iphone e Ipad e Facebook. Serviziopubblico.it è stato il primo canale per 5 ore sulla rete. TeleLombardia, la capofila delle tv locali che ha dato vita al progetto, si è distinta con 400mila spettatori.
Questi dati ovviamente fanno gioire Santoro e tutto il suo gruppo di lavoro, tanto che il giornalista si è affrettato a commentare: «Il risultato conferma che è in atto una rivolta contro il degrado della tv generalista occupata dai partiti, sia nel pubblico che nel privato. Lavoreremo per estendere questa rivolta, per trasformarla in rivoluzione. E la rivoluzione è già cominciata». In effetti la chiave è tutta qui: cosa significa questo successo per il sistema televisivo italiano? Guidato da un capopolo come Santoro, un nuovo polo può nascere, può anche dar fastidio e sottrarre risorse e pubblico agli altri colossi, ma un network non può vivere di soli giovedì sera, ci vogliono mezzi economici, creatività e star. E, infatti, la banda di Santoro sta già pensando di realizzare nuove serate con gli altri grandi «esclusi» o «autoesclusi»: Celentano, Luttazzi e Dandini.
A essere certo che questo è solo un primo passo è Carlo Freccero, grande esperto televisivo, direttore di Rai4 e della schiera degli «esclusi»: «È una avventura straordinaria che ricalca quella di Berlusconi quando mise insieme il suo colosso distribuendo le cassette a ogni tv locale per aggirare il monopolio Rai. Ma il nocciolo sta qui: proprio Berlusconi che fu protagonista di quell’evento non ha capito il boomerang che avrebbe causato l’allontamento di Santoro dalla Rai: la censura non ha ottenuto il risultato di proteggere i politici, ma l’effetto opposto di far percepire la politica come un corpo estraneo alla gente e di trasformarla nell’odiosa Casta».
I risultati di Serviziopubblico mostrano altri fatti importanti. Il primo: la possibile riscossa delle Tv locali che, in prima fila Sandro Parenzo, patron di Telelombardia, ora cercheranno di contare di più anche nel sistema politico televisivo (leggasi frequenze). Secondo: i veri sconfitti da Santoro sono Piazza Pulita e tutti i programmi d’informazione: Formigli, che ha osato sfidare il maestro, si è visto dimezzare gli ascolti, dall'8 al 4 per cento. Invece, il pubblico tradizionale, quello che guarda Don Matteo e Io canto, praticamente non ha cambiato canale. Insomma, la Tv generalista si è persa e si perderà la parte di italiani più orientata a sinistra, più colta e più giovane. Che, scusate, non è poco. Un solo dato: Raidue al giovedì, rispetto all'anno scorso, ha una perdita secca del 13 per cento di share (dal 20 al 7): esattamente il risultato ottenuto giovedì da Santoro.