Tra Ordini, Cavalieri e Templari i segreti di una Milano nascosta

Cosa vuol dire essere un Cavaliere oggi? E un Priore? O un novizio? Nel XXI secolo c’è chi ancora parla di Santo Sepolcro di Gerusalemme, di Terra Santa, di voti di promessa, di Sovranità esercitata dal Gran Maestro e dal Sovrano Consiglio. Ancora c’è chi celebra antiche cerimonie di investitura, con spade e tuniche apposite, e dedica parte della sua vita ai valori espressi dall’Ordine in cui è inserito. A Milano esistono vari esponenti dei principali ordini cavallereschi, e si può tracciare una panoramica di cosa significhi, oggi, accostarsi a questo mondo antico eppure vivo.
Il Barone Guglielmo Guidobono Cavalchini, nonché delegato di Lombardia per l'Ordine di Malta, riceve nella sede milanese dell'Ordine, un ufficio in pieno centro: «C'è una serie di Ordini che in realtà non esistono - puntualizza subito il barone - e anche all'interno degli stessi possono esistere delle ambiguità: gruppi che si spacciano per appartenenti, mentre non sono riconosciuti». Tra storia e truffe, la materia sembra ampissima anche se il campo, in realtà, si stringe poco dopo: «A Gerusalemme, ai tempi delle Crociate, gli ordini che si crearono furono l'Ordine di Malta, di San Lazzaro, il Teutonico e quello dei Templari, che però fu scomunicato nel 1312. Esistono poi gli ordini delle dinastie, come quello Costantiniano di San Giorgio e quelli Sabaudi».
In Italia «i cittadini non possono usare nel territorio della Repubblica onorificenze o distinzioni cavalleresche loro conferite in Ordini non nazionali o da Stati esteri, se non sono autorizzati con decreto del Presidente della Repubblica» (articolo 7 della legge del 3 marzo 1951 sull'istituto giuridico degli ordini non nazionali). Gli unici ordini riconosciuti anche dallo Stato sono il Sovrano militare ordine di Malta e l'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Ciò detto, a nessuno si può vietare di creare un «Ordine non nazionale», ovvero una realtà cavalleresca con soli contenuti onorifici. Tra autorizzati con decreto e non, quello degli Ordini è un mondo che si rende portavoce d'ideali antichi e che, allo stesso tempo, svolge un importante ruolo di prevenzione, aiuto ed educazione nella società. Si tratta di gruppi che mantengono una tradizione plurisecolare e hanno una loro vita, dei propri rituali e cerimonie. Se l’Ordine di Malta ha come massima il motto latino «Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum», ovvero «la difesa della fede e il servizio ai poveri e ai sofferenti», ovunque essi si trovino, più orientato ad occuparsi di una precisa parte del mondo è l'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, che risale al 1050 e fu costituito dopo la conquista di Gerusalemme nella Prima Crociata: oggi è la sola istituzione laica della Santa Sede che sostiene le iniziative a favore della presenza cristiana in Terra Santa. Chi entra a farne parte si assume, per tutta la vita, «l’impegno di Testimonianza di Fede, di pratica di vita cristiana esemplare, e di impegno caritativo continuativo per il sostegno economico delle comunità cristiane di Terra Santa».
«Entrare in uno di questi Ordini è un privilegio che spesso si ottiene per discendenze famigliari, ma resta comunque una scelta» ribadisce il barone Cavalchini. Dalla vicina Brescia gli fa eco il Cavaliere Corrado della Torre, dell'Ordine dei Templari, che nella vita di tutti i giorni è un imprenditore: «È stato un approdo naturale per me quello di entrare nell'Ordine dei Templari. La mia vita è cambiata. Ho ritrovato chi professa i valori in cui credo, quali fede cristiana, nobiltà d'animo, cavalleria, generosità e attività concreta, impegno per la difesa dei più deboli». Entrare in un ordine significa compiere un percorso, occupare diversi ruoli e svolgere varie mansioni al suo interno: «Nell’Ordine dei Templari ci sono vari gradi di cavalleria - spiega Corrado della Torre -, che sono immutabili dal 1100. C'è una composizione sociale varia: dal generale dei carabinieri, a professionisti di diversi livelli, sino ad imprenditori e industriali». Per entrare a far parte di un ordine più che il grado sociale o l’influenza in campo lavorativo, elementi che evidentemente non guastano, conta il «valore d'animo», concetto che oggi suona addirittura epico. In realtà intende l'obbedienza ai valori cristiani, la disponibilità verso il prossimo e la capacità di aiuto concreto.