Patronaggio all'antimafia: "Mafia tunisina dietro le navi madri"

Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio ascoltato in audizione presso la commissione antimafia dell'assemblea regionale siciliana: "Organizzazioni tunisine dietro le navi madri - afferma il magistrato - I porti libici non sono sicuri"

C’era molta attesa a Palermo per l’audizione presso la commissione antimafia dell’Ars del procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio.

Il suo nome oramai è noto a livello nazionale, in quanto la sua procura è quella che indaga su tutti i casi più spinosi ed importanti che riguardano la tematica dell’immigrazione specialmente perché, all’interno della sua giurisdizione, rientra il territorio di Lampedusa.

L’attesa per l’audizione appare giustificata per la rilevanza delle dichiarazioni rilasciata da Patronaggio, il quale arriva presso la sede dell’assemblea regionale siciliana intorno alle 14:00. L’incontro con i membri dell’antimafia, presieduta dal parlamentare di Leu ed ex candidato alla presidenza della Regione Claudio Fava, è a porte chiuse ma dall’interno dell’aula dove si svolge l’audizione arrivano ben presto importanti dichiarazioni.

In primo luogo, a proposito degli sbarchi fantasma che interessano in modo particolare la provincia di Agrigento, Patronaggio parla della presenza delle organizzazioni criminali tunisine nell’organizzazione di traversate tramite le cosiddette “navi madri”.

Si tratta cioè di grossi pescherecci che trainano barchini più piccoli, lasciati alla deriva in prossimità della costa con i migranti a bordo che poi raggiungono la Sicilia o l’isola di Lampedusa apparentemente senza la presenza e l’aiuto di scafisti. Sbarchi autonomi, che tanto autonomi evidentemente non sono: “Ci sono organizzazioni tunisine che usano dei grossi pescherecci che fanno da nave madre – afferma Patronaggio, per come riportato sull’AdnKronos – e che conducono le piccole imbarcazioni fino vicino alle coste italiane”.

Dunque, il procuratore di Agrigento parla di come molti degli sbarchi fantasma abbiano dietro in realtà un’organizzazione criminale ben radicata in Tunisia, un elemento questo importante e che conferma la natura di molti viaggi della speranza che partono dal paese nordafricano. Le parole di Patronaggio hanno un certo peso, specialmente perché è proprio il procuratore tra i primi nell’estate del 2017 a parlare di possibili rischi legati al terrorismo dietro gli approdi di barconi provenienti dalla Tunisia.

Sulla rotta libica invece, il magistrato conferma in qualche modo la linea già espressa in altre occasioni e che riguarda la considerazione sui porti libici, ritenuti non sicuri, e sulle condizioni delle zone di soccorso e recupero libiche, ritenute non adeguatamente presidiate.

La procura di Agrigento attualmente ha in carico le indagini sulle Ong Sea Watch e Mediterranea Saving Humans, le più attive nel Mediterraneo centrale in questa estate 2019 e protagoniste entrambe dei più spinosi casi politici e giudiziari nell’ambito del braccio di ferro tra organizzazioni non governative e governo italiano: “Non è compito mio valutare le politiche migratorie e di contenimento del governo nazionale”, taglia corto Patronaggio.

Il quale però sulle Ong e su una loro presunta responsabilità penale, afferma: “Per noi c'è una rilevanza penale solo se c'è un accordo tra chi mette in mare i gommoni e le ong, altrimenti c'è il rischio che si presti a strumentalizzazioni”.

Attualmente, è il pensiero di Patronaggio, non ci sono prove certe su presunti accordi ma indagini in tal senso sono ancora in corso.

Il procuratore di Agrigento infine, parla anche di alcune storie relative a famiglie di migranti provenienti dalla Libia: “Preferiscono ammazzarsi che tornare lì”, dichiara il magistrato, con quindi una chiara allusione ad eventuali politiche relative ai respingimenti.