«Alla paritaria cresceranno disadattati»

Maiolo boccia l’ipotesi: coi mediatori culturali inserimento soft alle statali

Roberto Bonizzi

«Apprezzo che Simini abbia sollevato il problema della scuola islamica di via Quaranta, ma su questo tema bisogna essere molto prudenti». Tiziana Maiolo stoppa l’iniziativa del suo collega in giunta a Palazzo Marino che dalle scorse settimane ha lanciato l’idea dell’istituto paritario per i 500 bambini, figli di famiglie islamiche, che frequentano la scuola di via Quaranta. Maiolo, che oltre alle deleghe ai Servizi sociali ha anche quelle all’Immigrazione, parla «con voce in capitolo» della questione: «Ripeto che serve prudenza. Anche perché nessuno è in grado di controllare cosa succede davvero in questa scuola di via Quaranta per motivi linguistici, culturali, religiosi. Certo, l’uso dell’arabo è l’ostacolo principale». Nessuna divergenza sull’obiettivo dell’azione di Simini. «L’inserimento dei bambini stranieri all’interno del panorama scolastico italiano è doveroso. Ma l’integrazione non può prescindere dalla loro iscrizione nelle scuole italiane. Partendo dal presupposto che è indispensabile rispettare le loro tradizioni e la loro religione. La finalità è che imparino lingua, cultura, storia e costumi del Paese in cui vivono. Per questo serve una fase “cuscinetto” ancora lunga». E nel progetto di «istituto paritario» Maiolo intravede più di un motivo di preoccupazione. «Intanto le indagini della magistratura milanese ci hanno svelato una rete terroristica che, anche nella nostra città, procede all’indottrinamento dei più giovani. E poi se noi acconsentiamo alla separazione, alla creazione di una scuola a parte per i figli delle famiglie islamiche, facciamo crescere questi bambini come disadattati».
La proposta: «Attraverso le mie deleghe all’Immigrazione - prosegue Maiolo -, mi attiverò coi nostri mediatori culturali per l’inserimento “dolce” dei ragazzi nelle nostre scuole. Potremmo pensare anche a borse di studio dedicate ai bambini che arrivano da via Quaranta».