Ma il Pdl stia attento ora non ha più alibi

In Campania il partito di Berlusconi non ha alibi e rischia di giocarsi un pezzo della sua credibilità. Non più tardi di sei mesi fa il candidato del Pdl, Stefano Caldoro, ha stravinto la presidenza della Regione. Portandosi a casa 250mila voti in più rispetto alle elezioni del 2005. Quattro province su cinque sono state conquistate dal centrodestra. Più di metà della popolazione risiede in comuni governati dal Pdl. Le liste di Berlusconi si sono affermate a Pomigliano d’Arco e Castellammare di Stabia, comuni simbolo, grazie a Fiat e Fincantieri, della sinistra metalmeccanica. L’incompetenza gestionale della sinistra (con la sola felice eccezione di Salerno, dove regna a buon motivo il sindaco De Luca) ha lasciato una voragine. Basta poco per fare meglio: ma quel poco tocca farlo.
Se c’è una cosa chiara come il sole è che il Pdl non ha uno straccio di scusa: il problema dei rifiuti è oggi un suo problema. Non si risolve certo con la bacchetta magica, ci vorrà dunque del tempo. E a Napoli il sindaco è ancora una signora che sembra essersi trovata là per caso. Resta però un gigantesco tema politico. Quando il ministro delle Pari opportunità si dimette (a proposito, sarebbe una buona idea e un piccolo risparmio cancellare un tale inutile ministero, già che ci siamo) pone un piccolo problema alla compagine di governo e una grande sfida alla classe dirigente del centrodestra in Campania. È mai possibile che il problema della monnezza sia ancora tale?
Il governo ha appena stabilito di fornire 150 milioni di fondi europei alla costruzione di impianti di smaltimento. Ha reso Caldoro un mezzo commissario: non un ducetto e nemmeno un Bertolaso, ma insomma dotato di qualche freccia al suo arco. Adesso non si può più litigare. Certo una sciagurata legge regionale, dei tempi di Bassolino, attribuisce le competenze della spazzatura alle Province. Certo la gestione della raccolta a Napoli ha un livello qualitativo da terzo mondo. Certo l’affare dei termovalorizzatori, attivando investimenti vicini al miliardo, potrebbe attirare la criminalità organizzata. Ma è appunto questo il ruolo della politica. Fare scelte, amministrare bene, decidere.
In Campania il centrodestra ha la possibilità di dimostrare di saper ben governare. I soldi per gli investimenti non mancano. L’omogeneità politica con il governo nazionale aiuta e, comunque, non può essere considerata un ostacolo. E la soluzione del problema rifiuti non è materia da Nobel, semmai da spazzini.
Alzare un sopracciglio per l’uscita di scena di Mara Carfagna è legittimo. E indignarsi quando ci rifila la solita pappetta dell’affarismo, altrettanto: non lo scopre lei e non finirà grazie a lei. Ma un movimento politico che legittimamente aspiri a strappare Napoli alla sua condanna politica e sociale non può galleggiare in questo pantano di indecisionismo continuo e di stucchevoli rimpalli di responsabilità.
Berlusconi ha saputo affrontare alla grande la prima emergenza rifiuti. A differenza del suo predecessore Prodi, che la trattò dalle piste di sci dove si trovava in villeggiatura, il Cav ci ha messo la faccia e una serie di Consigli dei ministri convocati ad hoc. Ora si comporti in modo conseguente con i suoi uomini di partito. Li riunisca intorno ad un tavolo, tutti insieme: presidenti di Provincia, sindaci dei comuni interessati, presidente della Regione e stabilisca una volta per tutte una precisa linea di comando e di responsabilità. E, se serve, cambi la legge e usi la forza pubblica. Ma soprattutto non tolleri più che le divisioni interne al suo stesso partito, creino una paralisi nell’amministrazione campana.
Una classe politica che non sa governare la monnezza, come può pensare di governare gli italiani?