Pisapia: "Non vado in tv" Moratti: vorrei scusarmi ma lui evita il confronto

Pisapia non vuole affrontare il confronto sui programmi. La Moratti: "Sono pronta a chiedere scusa, ma lui scappa quando si parla
di
cose concrete". Ma il candidato della sinistra: "Non ci andrò mai"

Milano - Punto cardine del programma di Giuliano Pisapia è costruire una moschea a Milano. Non si sa ancora dove sarà edificata, ma sarà sicuramente il luogo di culto più grande del Nord Italia. Sebbene il candidato della sinistra abbia mascherato il proprio intento con la necessità di dare una moschea ai musulmani che arriveranno in Italia per l'Expo 2015, è sempre più evidente che l'edificazione sarà immediata. Non a caso alla manifestazione di ieri sera al Teatro Smeraldo a favore di Pisapia era presente anche Abdel Shaari, direttore del centro islamico di viale viale Jenner. Proprio per evitare il pressing della stampa su questo argomento, Pisapia non ha accettato il confronto a Porta a porta e, più in generale, ha fatto sapere che non parteciperà ad alcun incontro televisivo per illustrare il proprio programma. "Pisapia scappa quando si parla di cose concrete - commenta il sindaco Letizia Moratti - sono pronta a chiedere scusa quando ci sarà un confronto diretto sui programmi".

Pisapia fugge dal confronto Tra la Moratti e Pisapia non ci saranno più confronti televisivi dopo quello di Sky Tg 24 dell’11 maggio scorso finito in rissa dopo l’affondo del sindaco di Milano contro il suo sfidante. Pisapia ha annunciato che la sua campagna elettorale in vista del ballottaggio del 29 e 30 maggio sarà tutta giocata tra i cittadini e non prevederà passaggi nei salotti televisivi o nei talk show. "Abbiamo deciso di non trasformare questi ultimi giorni di campagna elettorale in un talk show permanente, ma di continuare a dialogare con i cittadini milanesi". Questa la presa di posizione di Giuliano Pisapia, affidata al suo portavoce Maurizio Baruffi. "In questi giorni - ha aggiunto Baruffi - sono arrivate alcune richieste di confronti televisivi in relazione al ballottaggio di domenica e lunedì 29 e 30 maggio. La nostra decisione è quella di proseguire la campagna elettorale con serenità e impegno nei quartieri di Milano, fra i cittadini, ascoltando il loro punto di vista e cercando le migliori soluzioni per il governo di Milano".  

La Moratti pronta al confronto La Moratti è pronta a confrontarsi. Dopo aver più volte chiesto a tutti quanti di abbassare i toni, il sindaco di Milano ha voluto ripartire dai programmi credendo che un leale confronto delle proposte può mettere i cittadini nella condizione migliore per schegliere da chi farsi governare. "Pisapia scappa quando si parla di cose concrete - ha spiegato la Moratti intervistata dal al Tg3 Lombardia - io sono pronta a chiedere scusa nel momento in cui c'è un confronto diretto sui programmi, perché sui programmi i cittadini milanesi hanno diritto di avere risposte precise, risposte chiare e concrete". Ma Pisapia sa che non può farlo. Ci sono troppi punti oscuri nel suo programma che farebbe inevitabilmente scappare i moderati. Dalla costruzione della mosche allo stanziamento di nuovi campi rom, dall'introduzione di nuove tasse alla "statalizzazione" dell'amministrazione comunale.

La replica di Pisapia "Di solito chi chiede scusa, ancorché dopo otto giorni e una sconfitta elettorale, non pone condizioni se pensa sinceramente di avere sbagliato", ha prontamente risposto Giuliano Pisapia, aggiungendo: "Resta il fatto che potrei accettare le scuse della signora Moratti se dicesse apertamente chi le ha fornito le notizie false su di me e con chi ha organizzato quella messa in scena durante il faccia a faccia in tv. Ora il nostro confronto avverrà nelle urne domenica 29 e lunedì 30 maggio".

Una moschea a Milano Per il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, la "cittadella dell’islam" voluta da Pisapia sarebbe "un nuovo crocevia del terrorismo". La presenza di Abdel Shaari "fuga ormai ogni dubbio" sulle reali intenzioni di Pisapia. Il direttore del centro di viale Jenner è stato ritenuto non gradito dallo Stato egiziano e da lì espulso. "E' un signore - spiega De Corato - che non ha mai detto una parola sull’ex l’imam di viale Jenner, Abu Imad, in carcere dopo essere stato condannato definitivamente per associazione a delinquere aggravata dalla finalità del terrorismo, si appresta a lavorare per il candidato del Pd e a fargli da mentore per la costruzione di quella grande moschea promessa nel programma". Manca solo un dettaglio sottaciuto ai milanesi: dove, in quale quartiere, ci sarà questo grande spazio di aggregazione e che per le dimensioni sarà certamente un polo di attrazione per musulmani da ogni parte d’Italia e dal mondo, clandestini compresi, richiamati dalla voce del muezzin dal minareto?.

Lo smantellamento della politica della sicurezza "Pisapia - prosegue De Corato - che vuole smantellare ogni politica di sicurezza abbandonando i quartieri al degrado non spiega come farà poi i controlli in questo grande polo di attrazione per gli islamici. Chi tradurrà i sermoni in italiano, il vigile di quartiere? Chi nominerà l’imam? Pisapia si informi cosa sono state le moschee a Londra, a cominciare da quella di Finsbury Park che era un crocevia dei terroristi. Ma basterebbe rimanere a Milano per dire che in viale Jenner, uno dei sette centri islamici al mondo più temuti dalla Cia, si faceva il lavaggio del cervello per aspiranti kamikaze, lo dicono i giudici". Il vice sindaco conclude osservando che "Milano ha già 'dato' con Mohamed Game (riferendosi al libico che ha tentato di farsi esplodere in una caserma milanese)". "Noi abbiamo a cuore la sicurezza della città. Che, unica in Italia, grazie a un investimento di 500mila euro è difesa da telecamere intelligenti in grado di fare scattare l’allarme automaticamente se si abbandona un pacco sospetto - conclude De Corato - viale Jenner è una delle località dove entro fine anno verranno collocate delle telecamere. Finché non ci sarà una normativa nazionale che disciplini i luoghi di culto islamici non ci sarà alcuna moschea in città".