Pm e cronisti, ecco la struttura Alfa in vacanza Il giornalista di Santoro e Woodcock al mare

Macché &quot;Delta&quot;, ecco la vera lobby che orienta la Rai: da Woodcock alla Sciarelli, dalla Dandini a Celentano. Il servizio fotografico di <em>Chi</em> in edicola: il giornalista di <em>Annozero</em> Sandro Ruotolo in barca con il pm di Napoli Henry John Woodcock. Lo scatto risale a tre anni fa

C’è la struttura Delta, ci mancherebbe. E l’Internal Audit - guai a chiamarlo in ita­liano, altrimenti la fiction americaneg­giante svanirebbe - indagherà sulla pio­vra berlusconiana che ghermisce con i suoi tentacoli la Rai - ma c’è anche la struttura Alfa. Che non è oggetto di alcun controllo, ispezione o anche solo curiosi­tà. O troppo o niente. Peccato. Se la magi­stratura avesse acceso il registratore, che so, alla vigilia di una puntata di Anno­zero , chissà cosa avrebbe inter­cettato. Santoro, e poi Celenta­no, ospite guru, la Dandini e Vauro e Travaglio e i giornali amici, come il Fatto e la Re­pubblica . Sempre intenti a sventare complotti dell’intelli­gence nemica, sempre pronti a denunciare la piovra, sempre sul punto di soccombere e sempre in buona salute. Sono visibilissimi i Santoro e i loro amici. Ma continuamen­te ci danno notizia dell’attacco alla loro libertà che, come ci ha spiegato proprio Santoro, non è la nostra perché il condutto­re, ormai ex di Annozero , si considera «diversamente libe­ro » perfino da Enrico Mentana che a sua volta ha abbandona­to Mediaset per La7. L’Alfa è una lobby onnipresente che vi­ve nella sindrome dell’accer­chiamento: la parabola di San­toro, da questo punto di vista è esemplare. Via dalla Rai, ma­trigna e non più madre, per non andare da nessuna parte perché anche La7 è «diversa­mente libera» e dunque vassal­la del potere dominante. E così il matrimonio con la tv di Men­tana, di Lerner e della Gruber viene annullato e cade ogni al­tra ipotesi, compresa quella, ventilata più volte, di portare i programmi santoriani su un circuito di tv libere. No, non sono libere abbastanza. La frontiera dell’informazio­ne pura come l’acqua viene spostata di continuo e alla fine per ritrovare la sorgente non contaminata viene enunciato un solo criterio: è la dove sono gli apostoli della struttura Alfa. Seguiti con timore e tremore nella loro predicazione da schiere di fedeli, sempre in ap­prensione; si sa, si comincia a settembre con il solito tam tam: Vauro non ha ancora il contratto e lavora gratis e Tra­vaglio pure, alla Gabanelli hanno tolto la copertura legale e la esporranno senza ombrel­lo alle intemperie della profes­sione. Vogliono farli fuori. An­che se compaiono e ri-ricom­paiono. Lo psicodramma dei contratti negati dura mesi e mesi, ci accompagna come una colonna sonora di successo; poi c’è uno stacco perché su­bentra un nuovo tormentone, extension del precedente: che fine farà questo o quel pro­gramma? Qualche settimana fa si è raggiunta l’apoteosi con la presunta decisione presa da Sky di spegnere Current tv, la Tv di Al Gore, la tv politically correct , la tv di Travaglio e di tanti altri, la tv che fa da alto­parlante al Fatto . La tv, detto in una parola, che fa numeri da prefisso telefonico e che dun­que non sta in piedi. I giornali amici, ma non solo quelli, si sono riempiti di geremiadi in fotocopia: la chiusura sarebbe la morte della libertà e dei pa­linsesti di qualità. Nessuno, naturalmente, ha provato a fa­re due conti o a misurare l’au­dience. Così l’attentato alla pro­grammazione più democratica d’Italia è rientrato, almeno per ora; al quartier generale della struttura Alfa sfornano sempre messaggi allarmanti e intanto gli uni intervistano gli altri e tutti si ospitano a vicenda, in una catena salottiera che non finisce mai. E che conosce sempre gli stessi passaggi: la lode, il rammarico, l’invettiva, il dubbio sul domani che è in­certo come il tempo d’autun­no. Serena Dandini, comoda­mente sprofondata in un arti­colo­amaca, sfoglia sul Corrie­re della Sera di ieri l’eterna margherita: « Jafate o gnafate ? Ovvero tornate in onda la pros­sima stagione o no? Questa è la domanda che si sentono porre svariati conduttori e giornalisti Rai in questo periodo». Sì, jafate o gnafate? Ovvero, la versione contemporanea dello scespiriano to be or not to be ? Chissà cosa capterebbero le cimici di Henry John Woo­dcock. Fibrillazioni, richieste, scambi di battute, giudizi più taglienti di un coltello. Altro che P3 o P4. Invece, ci dobbia­mo accontentare di quel che passa il convento e poco d’al­tro: per esempio le foto ripro­poste nei giorni scorsi da Chi , ma scattate tre anni fa, in cui proprio Woodcock ricompare in mezzo al mare, su un gom­mone, con Federica Sciarelli, firma storica di Chi l’ha visto? e Sandro Ruotolo, il baffuto braccio destro di Santoro. Si possono provare diverse com­binazioni che portano sempre agli stessi personaggi. Ai loro diritti. Alle loro rivendicazioni. Alle raccolte di firme per pre­venire colpi di mano a loro danno anche quando nessuno li ha chiamati in causa. È la struttura Alfa. La miglior poliz­za sulla carriera. Non intercet­tabile. E a prova di Internal Audit.