Da Big Bang alla Leopolda: tutti i segreti della Open

La Fondazione Open era nata nel 2012 con il nome di Big Bang. Poi aveva iniziato a finanziare iniziative politiche. Tra queste ci sarebbe anche la corsa di Renzi alle primarie

Dalla nascita, nel 2012, con il nome "Big Bang" fino al sostegno delle iniziative politiche. Così, la Fondazione Open ha raccolto, fino all'aprile del 2018, oltre 6 milioni di euro.

Questa mattina all'alba, la guardia di finanza ha messo in atto un maxi blitz nei confronti dei finanziatori della Fondazione, dopo l'arresto, a settembre, del presidente, l'avvocato Alberto Bianchi, accusato di traffico di influenze illecite e il finanziamento illecito ai partiti. I soggetti finiti nel mirino delle fiamme gialle questa mattina sarebbero imprenditori e rappresentanti legali di oscietà, che avrebbero sosteneuto le attività politiche di Matteo Renzi, tra cui la Leopolda. Su di loro pende l'accusa di traffico di influenze illecite, illecite, riciclaggio, autoriciclaggio, appropriazione indebita e false comunicazioni sociali.

Dalle indagini compiute dagli agenti della guardia di finanza, emergerebbe come la Fondazione Open abbia agiuto da "articolazione di partito politico". A destare sospetto in questo senso, oltre ai finanziamenti per le iniziative politiche, sono state in particolare la costruzione del "comitato per Matteo Renzi segretario" e la campagna elettorale che lo vedeva protagonista nel 2013. Nel mirino anche la campagna elettorale per il referendum costituzionale del 2016.

Nata nel 2012 con il nome di "Big Bang", la Fondazione Open ha poi cambiato nome ed è rimasta operativa fino al 2018. In questo periodo, avrebbe finanziato le iniziative politiche di Matteo Renzi, la sua corsa alle primarie del Pd e il suo arrivo a Palazzo Chigi. Sul sito della Fondazione, secondo quanto riporta Agi, erano presenti i nomi dei suoi finanziatori, anche se non tutti avrebbero dato il consenso a comparire. Quell'elenco top secret è stato sequestrato a settembre, durante la perquisizione nei confronti del presidente Alberto Bianchi. Oltre a lui, nel consiglio di amministrazione figuravano Maria Elena Boschi, Marco Carrai e Luca Lotti.

Sulla vicenda indaga la procura di Firenze, che avrebbe sequestrato delle ricevute di versamento da parte di alcuni parlamentari. I finanzieri si sono allora visti costretti a controllare anche le carte di credito e i bancomat dei parlamentari. Si cercano, inoltre, documenti relativi a presunti rimborsi spese versati dalla Fondazione Open a onorevoli e politici. Oltre 20 le perquisizioni effettuate questa mattina dalle fiamme gialle.

Commenti

buonaparte

Mer, 27/11/2019 - 09:10

renzi stai provando il metodo staliniano .. per fortuna ancora non ti vengono a prendere di notte tu e la tua famiglia come avveniva in russia comunista e nella germania dell'est . chiedete ai tanti russi in italia cosa avveniva la. e quello doveva essere il paradiso che i comunisti con togliatti in testa E COMPAGNI volevano portare qua. la nostra magistratura è in mano a frattocchie e ai 1000 miliardi di lire dati da stalin tramite il kgb al pci.SONO METODI STALINISTI USATI PRIMA CONTRO BERLUSCONI, DOPO SALVINI ED ORA RENZI... PER I GIOVANI MANI PULITE FINI QUANDO ARRIVARONO AL PCI .. TUTTO SI FERMO' . COME MAI ? DI CHE PENSIERO POLITICO SONO I GIUDICI CHE HANNO INDAGATO A MILANO? .. NON DIMENTICHIAMO - INFORMATEVI DA SOLO E NON TRAMITE RAI 3 E LA7 O CORRIERE REPUBBLICA ESPRESSO POST E ECC.