Quelle strane alleanze che Matteo vuole spazzare via

Dalle trame Bersani-Fitto alle manovre dei centristi: ecco i nemici del rottamatore

Il timore adesso è che questo qui voglia davvero governare fino al 2018, a colpi di decreto, senza elezioni, con un Parlamento sonnacchioso e costringendo chi non è con lui a intraprendere un lungo viaggio nel deserto. L'unica buona notizia per i peones del Parlamento è che resteranno inchiodati alla poltrona per altri tre anni. Il resto è tutto da inventare. Renzi non soltanto sta archiviando quello straccio di bipolarismo della Seconda Repubblica, ma produce anche alleanze tattiche che appaiono un po' strambe. L'obiettivo è rendere faticoso il percorso del renzismo e certificare che c'è vita oltre il «partito della nazione». Bersani non avrebbe mai pensato di affidare la sua sopravvivenza nel Pd ai frammenti fittiani di Forza Italia, ma l'identità anti nazareno in questo clima liquido è più forte dei partiti. Salvini a Roma porta in piazza Casa Pound. A Venezia si Giorgia Meloni conferma il legame con il Carroccio, ma fa notare che non è così disponibile a imbarcare gli estremisti e lascia le porte aperte a una fetta della diaspora grillina. Fassina riscopre le partite Iva e parla quasi come uno del Tea Party. Tosi, defenestrato dal salvinismo, si mette a sognare neppure fosse un Casini l'ultima versione del grande centro con il partito ipotetico di Passera e con gli alfaniani. Renzi ha sperato che almeno sulla Rai Grillo potesse essere un compagno di viaggio. Gli sta andando male ma il tentativo c'è stato. Lo stesso Renzi sta però di fatto costringendo la sinistra di apparato, quella che la Ditta è sempre la Ditta, a cercare sponda e futuro con la sinistra movimentista e sindacato, che si riconosce nelle bandiere della Fiom. Queste due sinistre non si sono mai più di tanto amate, ma con la mutazione genetica prodotta dal renzismo improvvisano una battaglia di resistenza, che purtroppo per loro si limita a immaginare la solita Cosa Rossa.

Il guaio adesso è che Renzi ha scelto il campo di scontro dove potrebbe svolgersi la battaglia finale. Di fatto lo ha dichiarato ieri, parlando delle riforme istituzionali. «Ci siamo. Martedì andiamo alla Camera con il voto finale della seconda lettura. Puntiamo al referendum finale, perché per noi decidono i cittadini, con buona pace di chi ci accusa di atteggiamento autoritario: la sovranità appartiene al popolo e sarà il popolo a decidere se la nostra riforma va bene o no».

La parola chiave è referendum. Renzi in Parlamento punta sulla maggioranza semplice, ma per cambiare la Costituzione serve quella qualificata. Con la maggioranza semplice bisogna ricorrere al popolo. Ed è qui che lui si gioca tutto. Il referendum sulle riforme assume il carattere del plebiscito, un po' come faceva Napoleone ogni volta che conquistava un territorio. State con me o contro di me? Renzi la metterà proprio così. È chiaro che lui rappresenterebbe il nuovo, il futuro, mentre agli altri toccherebbe la parte del vecchio, dell' ancien régime . È una mossa furba. Di solito infatti non si vota a favore del vecchio. Il piano quindi è questo. I suoi alleati minori ridotti al rango di vassali. Poi favorire il raggruppamento di tutte le forze che contrastano le riforme, farle apparire al di là delle differenze storiche e politiche come raggruppate in una grande alleanza. Andare al voto referendario. Se vince il sì tutti gli anti renziani saranno spazzati via. Per sempre. A furor di popolo.