Facebook non dorme, i server Inpgi invece sì

Anche i server adesso fanno orari da uffici

Solo pochi giorni fa ce la siamo presi con la burocrazia informatica e sulla difficoltà di crearsi un'identità digitale. Bloccati da norme assurde siamo ancora senza identità. Pazienza. Ne possiamo fare a meno. Ma anche i privati non scherzano. L'ultimo caso, in questa nostra cronaca degli orrori digitali, riguarda la cassa di previdenza dei giornalisti, che si chiama Inpgi. È inutile entrare nei dettagli, vi basti sapere che ad un certo punto bisogna obbligatoriamente denunciare alla spettabile Inpgi (la due, quella dei lavoratori autonomi) il proprio reddito. Per farlo c'è solo una procedura informatica (ben venga). Si va sulla pagina internet ad hoc, si digitano i propri codici e password et voilà si riempie il questionario. Il gioco è fatto. Peccato che ad un certo punto il server che immagazina i dati vada a pranzo e poi a letto o che sia «fuori stanza». Insomma questa operazione informatica è sottoposta ad orari d'ufficio. Si tratta di un orario d'ufficio allargato fino alle 20. Poi dopo la procedura chiude. Avete capito bene, nel bene e nel male, tutto il mondo gira freneticamente, ma la registrazione, obbligatoria pena sanzioni, dei nostri redditi sui computer dell'inpgi ha orari contingentati. Anche le macchine hanno diritto alla pausa. Mentre i nostri server riposano in giro per il mondo fanno i botti. Facebook ha appena detto di aver toccato 1,7 miliardi di utenti connessi. Un numero mostruoso. Come notava il Wall street journal qualche giorno fa, la società ci ha messo quattro anni per arrrivare ad una capitalizzazione di borsa di 350 miliardi di dollari (quasi quanto vale l'intera borsa italiana), Google nove anni, Microsoft 13 e Apple 31 anni per arrivare a toccare 350 miliardi di dollari. Oggi la velocità dl successo è rapidissima. Come rischia di esserlo altrettanto la discesa. Rodolfo de Benedetti, che è un editore tradizionale molto attento alle evoluzioni del mercato, ad un recente incontro organizzato a Milano proprio da Facebook notava come la sfrenata voglia di acquisizioni da parte di questi giganti nasca anche dal loro timore che spunti sul mercato colui che in pochi anni possa determinare la loro fine. Yahoo era considerato un mito: a fine luglio è stato ceduto per cinque miliardi di dollari (che in questo mercato sono peanuts) ad un operatore di telefonia tradizionale. La rivolta di Spartaco. Tutto cambia velocemente, alla velocità della luce, non c'è tempo per far riposare i nostri server. Sia chiaro, anche i colossi hanno i loro difetti e non parliamo solo dei rischi per la nostra privacy. Mentre si naviga su Facebook, scuotendo il proprio telefonino si fotografa lo schermo e si può così inviare questa istantanea all'assistenza di Facebook per un eventuale problema subito in quel momento. Si tratta di un'attenzione ai clienti favolosa. I server di Zuckerberg non dormono mai, a differenza di quelli dell'Inpgi. Peccato che nonostante questa bella organizzazione, Facebook non vi degnerà mai di una risposta alla vostra lamentela. Vittime dei bytes.

Ps Equita la prestigiosa casa di brokeraggio finanziario, di Perilli e Profumo, ha svolto il suo ruolo di advisor di Cairo per la conquista di Rcs. Mentre la scalata era in pieno svolgimento, il 21 giugno, ha sfornato un rapporto sul titolo Cairo che consigliava di comprarlo con un prezzo obiettivo di 6,1 euro. Si prevedeva una crescita del 40 per cento e altri mirabolanti successi. Pochi giorni fa Cairo ha varcato, da vincitore, il portone di via Solferino. E in contemporanea la medesima Equita, ad opas terminata, ha riabbassato la sua valutazione del titolo Cairo a 5,2 euro e visti i non buoni risultati dell'ultimo trimestre ha anche rivisto la crescita del gruppo. Indovina, indovinello: gli analisti di Equita così generosi con Cairo prima della fine dell'opas e poi ritornati a più miti consigli dopo, hanno subito qualche piccolo conflitto di interessi? Nooooo, ci sono i muri cinesi.