Fuoco e orrore in Portogallo A decine bruciati nelle auto

Terribile incendio provocato da un fulmine: 62 morti e decine di feriti. I primi due identificati sono bimbi

L a più grande tragedia che il Portogallo ricordi, anche se la memoria in queste occasioni non serve a nulla. Sessantadue morti quando il pomeriggio è inoltrato, ma probabilmente sono di più, quando leggerete questo pezzo la lugubre contabilità sarà stata aggiornata e la «tragedia umana più devastante di cui si abbia memoria», come la etichetta il premier lusitano António Costa, avrà fatturato altro dolore. Bambini, donne, uomini bruciati vivi o asfissiati da un incendio che ancora adesso rende un'intera area del Portogallo, a Nord-Est di Lisbona, un inferno senza speranze di purgatorio. I morti, come detto, sono mentre scriviamo 62, poco meno i feriti, molti di loro sono gravi, alcuni non ce la faranno, tanti ancora sono i dispersi. Molte delle vittime, una trentina almeno, erano in automobili bloccate sulle strade, per lo più sulla N236-1 nel tratto da Figueiró dos Vinhos a Castanheira de Pêra, bloccate dalle fiamme e trasformate dal fuoco in forni e poi in bare annerite.

È stato il giorno più lungo del Portogallo, che è seguito a una notte torrida e arroventata, in cui il destino ha giocato sporco con la pelle di tanta gente. Verso le 3 un fulmine ha colpito un albero secco nei dintorni di Pedrógão Grande, nel distretto di Leiria, all'interno del Portogallo centrale. Terra lontana dalle metropoli e dal turismo, terra di campi, di fitte foreste e di lunghe arterie che corrono nel quasi nulla. Le temperature vicine ai 40 gradi, il terreno secco come le labbra di un assetato e il forte vento hanno cospirato per propagare le fiamme con una rapidità insolita. «È successo qualcosa che non ha spiegazioni - dice il segretario di Stato del ministro dell'Interno, João Gomes -. Il rogo era impossibile da controllare». In poche ore un'area di decine di chilometri quadrati si è trasformata in un enorme trappola, in un mostro a quattro braccia, tanti i fronti da combattere, due dei quali particolarmente tenaci. Molti villaggi sono stati evacuati, le strade sono state invase dalle fiamme, gli alberi trasformati in torce hanno colpito e fatto esplodere le automobili.

La prima vittima identificata è un bambino di quattro anni, Rodrigo, che era con lo zio in un automobile colpita da un albero infuocato. La seconda è Bianca è ha la sua stessa età, soffocata a Mó Pequena. Poi tanti nomi si sono aggiunti alla Spoon River di cenere. Centinaia e poi un migliaio di bombeiros, i vigili del fuoco, sono giunti da Santarem, da Coimbra, da Lisbona per lottare come leoni per ore contro le fiamme, alcuni finendo sulla lista degli intossicati e degli ustionati, qualcuno è anche grave. Una delle foto simbolo di questa ordalia ritrae alcuni di loro buttati come stracci sull'erba a ritrovare chissà da dove fiato e forza a ricacciare dalla mente immagini che nemmeno in quattro vite potrebbero mai dimenticare. «Sono scioccatissimo», continua a ripetere Valdemar Alves, il sindaco di una comunità che non c'è più. Poco lontano il presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa, va in giro a confortare i feriti, ad abbracciare chi ha perso tutto e tutti. Verrà il tempo delle polemiche e delle inchieste, ora è il momento delle lacrime, anche se il caldo e il vento le asciugano subito.

L'Europa si è mossa. Spagna e Francia hanno inviato soccorsi a aiuti, in serata da Ciampino sono partiti due Canadair CL 415 del dipartimento dei Vigili del Fuoco. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Jüncker, ha annunciato su twitter di avere «attivato il meccanismo Ue di protezione civile». In serata il presidente italiano Sergio Mattarella ha trasmess a Rebelo de Sousa la voglia di aiutare e il cordoglio del popolo italiano. Il Papa nell'Angelus domenicale ha invitato i fedeli a pregare per il Portogallo. Che ha proclamato tre giorni di lutto a partire da oggi. Tutto il Paese si fermerà, non chi dovrà spegnerlo.