Pamela, la rossa contro la dittatura della sharia

Casalinga disperata anti islam, estremista di destra mangia musulmani secondo i detrattori oppure paladina delle libertà americane ed eroina di fronte all'avanzare delle moschee per chi l'appoggia. La rossa di capelli, Pamela Geller, 56 anni, suscita odio e amore per le prese di posizione in rete fin troppo nette sul mondo islamico e la sua penetrazione in Occidente. Sua l'idea del concorso per le migliori vignette su Maometto con 10mila dollari in palio, che ha scatenato i terroristi.

La blogger di New York sostiene di aver intrapreso la crociata contro «l'islam politico e radicale» in seguito all'11 settembre. Nel 2006 i contatti al suo blog esplodono quando ripubblica le controverse caricature danesi del Profeta. Quattro anni dopo la sua fama è all'apice quando si batte contro Park 51, la moschea che avrebbe dovuto sorgere a poche centinaia di metri da Ground Zero, il memorial delle Torri gemelle.

Più volte la accusano di islamofobia. Lei risponde con la frase del presidente turco Recep Tayyip Erdogan: «Non esiste l'islam moderato o estremo. L'islam è islam». A Bruxelles partecipa a una conferenza di gruppi anti jihad e tuona: «Dobbiamo incoraggiare i movimenti che si oppongono all'islamizzazione dell'Occidente». Non a caso l'ospite d'onore a Dallas durante l'attacco era Geert Wilders, il populista olandese anti islam. «Non limiterò le mie libertà per non offendere i barbari - ha affermato Geller dopo la sparatoria in Texas - La libertà di parola qui è sotto violento attacco».

Pamela presiede l'American Freedom Defense Initiative che si definisce un'organizzazione in difesa dei diritti umani. Gruppi di sinistra americani l'hanno bollata come «associazione razzista che promuove l'odio». La blogger con il pallino delle crociate fa spallucce e propugna il programma «Stop all'islamizzazione dell'America», che ha pure una copia europea. Si chiede «il blocco immediato dell'immigrazione musulmana in nazioni che attualmente non hanno una popolazione a maggioranza islamica» e «ispezioni periodiche nelle moschee degli Stati Uniti e di altre nazioni occidentali per cercare materiali che sostengono la violenza».

A parte la bestia nera dell'islam la blogger, divorziata e madre di 4 figli, è favorevole all'aborto e ai matrimoni gay, ma si batte con forza contro l'amministrazione Obama, a cominciare dalla riforma sanitaria definita «un atto di stupro nazionale». Teorica estrema di «meno stato e più mercato», Pamela deve aver trovato diversi finanziatori se può permettersi campagne pubblicitarie pro Israele e anti jihad a colpi di 100mila dollari. Gli slogan sono talmente accesi, che la metropolitana di New York li ha rifiutati.

L'eroina anti sharia, velo e discriminazione delle donne islamiche ha pure sponsorizzato da New York a Miami il sito «rifugio dall'Islam» per chi voglia abbandonare la fede musulmana.