Primarie in salsa cinese A Sala va bene tutto per battere la Balzani

Il commissario Expo supera il vicesindaco di Pisapia di otto punti: è il candidato della sinistra. Scontro Grillo-Renzi sul voto straniero

Chiara CampoMilano Ha vinto (ma non ha trionfato) il partito della Nazione. Il commissario Expo Giuseppe Sala sarà il candidato sindaco del Pd a Milano, con il 42,2% dei voti ha battuto alle primarie la vicesindaco Francesca Balzani, al 33,9% e quindi dietro di otto punti (circa 5mila voti). Arriva terzo l'assessore al Welfare del Comune Pierfrancesco Majorino, che era sceso in campo per primo e fino all'ultimo ha rifiutato gli appelli a ritirarsi e fare ticket con la vice (23%). Uniti avrebbero potuto raggiungere quasi il 60% e blindare il «modello arancione», con il Pd che governa insieme a sinistra radicale e Sel. Sul web sono esplose subito le reazioni dei militanti («Tafazzi» è la più esplicita). Solo l'1% per l'outsider Antonio Iannetta. Renzi ha chiamato Sala in serata per congratularsi e fargli un «in bocca al lupo».Tre dati di fatto. L'affluenza è in caduta rispetto alla sfida Pisapia-Boeri del 2010: in due giorni hanno votato 60.900 elettori, allora 67mila. Secondo: si sono mossi quattro ministri del governo (Boschi, Martini, Delrio, Martina) e mezzo apparato renziano, ma il distacco di Sala non è stato certo schiacciante. Terzo: la polemica sulle code di cinesi ai seggi alimenterà a lungo il sospetto di primarie-farsa. Quando il risultato si è consolidato ieri sera, i quattro sfidanti si sono riuniti in un teatro di corso Buenos Aires per festeggiare il futuro sfidante del centrodestra e presentare agli elettori un flash di ritrovata unità dopo settimane di liti, veleni e attacchi durissimi al manager per la scarsa trasparenza sui conti Expo e sui conflitti di interesse. Ma è una farsa, che si addice al luogo. Da oggi scatteranno i regolamenti interni al Pd e con Sel, e la resa dei conti tra il premier Renzi e il sindaco che lo ha sfidato apertamente appoggiando la sua vice. Pisapia aveva chiesto alla sinistra di lanciare da Milano un segnale al partito della Nazione che governa a Roma ed evitare che attecchisca a Milano intorno a mr Expo. «Forse è partita troppo tardi» il commento ieri del sindaco. Sala dovrà comunque fare i conti con i movimenti della sinistra radicale (dai Comunisti a Rifondazione) che sta costruendo con radicali, Verdi, socialisti e comitati civici una candidatura alternativa al Pd, a cui post-primarie si aggiungeranno pezzi di Sel. Beppe Sala rischia alle Comunali un caso Liguria, dove tra i litiganti a sinistra è stato eletto governatore l'azzurro Giovanni Toti.«Vince Sala coi soldi di Expo e i voti dei cinesi. Le proposte della Lega e del centrodestra per Milano sono concrete, pulite, moderne, sicure: vinceremo. «La nostra città merita di più» il commento del leader della Lega Matteo Salvini. E ieri il web è stato ancora invaso da fotomontaggi e ironie sulla «febbre cinese» ai seggi per Sala. «Vittolia! A Chinatown festeggiano» ironizza il presidente Fi della Regione Liguria Giovanni Toti. «Il Pd - commenta la presidente Fdi Giorgia Meloni - alle primarie fa votare tutti: i cinesi a Milano, i rom a Roma, solo gli italiani da quando c'è lui non possono votare: decide lui chi governa e stiamo tutti sereni». E Beppe Grillo sul blog parla di «primarie taroccate» e di un «Pd Made in China». Il premier si mette sulla difensiva, e contrattacca: «Hanno sempre qualcosa da ridire sulle nostre primarie quelli che mandano cinquanta persone a fare clic».