Il premier: "I disoccupati si inventino un lavoro"

Berlusconi sprona disoccupati e imprenditori a rimboccarsi le maniche: "Non bisogna piangersi addosso". Poi assicura: "La situazione in generale è veramente difficile, ma c'é il sostegno di
governo e banche&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=339029">Sacconi: &quot;Un leader forte è necessario a un Paese moderno&quot;</a></strong>

Roma - "Io ho detto che deve lavorare di più chi ha la possibilità di farlo. Auspico che chi è stato licenziato si trovi qualcosa fare, io non stareI con le mani in mano". Il premier Silvio Berlusconi torna sulle sue affermazioni dei giorni scorsi, per le quali gli italiani devono lavorare di più. E cerca di spronare disoccupati e imprenditori a uscire dalla crisi rimboccandosi le maniche e cercando di fare quanto possibile. "Io spero comunque che si faccia di tutto affinché non si lasci nessuno a casa - ha aggiunto il premier - anche gli imprenditori si devono inventare qualcosa".

La ricetta anticrisi Da uomo del fare, il Cavaliere nella hall dell'Hotel Vesuvio afferma: "Auspico che chi è stato licenziato si trovi qualcosa da fare. Io non starei con le mani in mano". Poco prima in prefettura un incontro con i lavoratori della Fiat di Pomigliano d'arco, ai quali il premier ha promesso di mettere "testa e cuore" nella soluzione dei loro problemi, garantendo un tavolo a Palazzo Chigi con governo e azienda ed il prolungamento della cassa integrazione. Ma piangersi addosso non si deve, dice Berlusconi, che torna sulle polemiche dei giorni scorsi e ribadisce di aver detto che "deve lavorare di più chi ha la possibilità di farlo".

Il sostegno di governo e banche "La situazione in generale è veramente difficile - osserva il premier senza perdere il suo piglio ottimista - però c'é il sostegno del governo e delle banche", che "grazie al governo, che ha dato una bella somma per le garanzie, hanno ora la possibilità di fare credito". E qui l'invito ai meno fortunati a rimboccarsi le maniche, che Berlusconi fa per poi aggiungere: "Io spero comunque che si faccia di tutto affinché non si lasci nessuno a casa. E anche gli imprenditori devono inventarsi qualcosa". Berlusconi boccia, quindi, senza riserve l'idea della settimana corta per uscire dalla crisi. E assicura che il governo la sua parte l'ha fatta e la sta facendo, con cose concrete come il termovalorizzatore che lui stesso inaugurerà domani ad Acerra "cavando energia elettrica pulita, inquinando come tre auto di cilindrata media".

Il nodo del piano casa Altra cosa concreta, per una iniezione di fiducia nel settore edilizio, il piano casa. Sul quale, assicura Berlusconi, "non c'é nessuna frenata". Anzi, "venerdì ci sarà in Consiglio dei ministri qualcosa sulle abitazioni. Qualcosa di positivo, che darà il via al piano in accordo con le Regioni". Il Cavaliere non nega che qualche problema i governatori italiani lo stiano ponendo, perché "sono gelosi delle loro competenze". Ma è convinto che, in ogni caso, "le Regioni non potranno sottrarsi, perché c'é in giro una aspettativa fantastica" riguardo al piano casa. Perciò Berlusconi ha affidato ai tecnici un confronto con le Regioni. Ma assicura: "Poi decideremo noi".

I poteri al premier L'ultima parola la riserva all'esecutivo, non senza rilanciare il refrain sugli scarsi poteri in mano al presidente del Consiglio. "Io non ho poteri, posso solo convicere, poi devo trattare con tutti: alleati, Parlamento, capo dello Stato. Altro che cesarismo, altro che vezzi napoleonici". Ed è qui che si colloca una frase diretta al co-fondatore Gianfranco Fini: "Sul pensiero unico non so cosa rispondere, avrei una battuta ma preferisco non farla...". Il congresso che a fine settimana darà vita al Pdl resta sullo sfondo, anche se Berlusconi afferma: "Ho fatto le tre e mezzo di notte per scrivere il mio discorso". Si sorprende però, il Cavaliere, delle polemiche sul mancato invito ad altri partiti. "E' un congresso fondativo, deve andarci chi sta fondando il partito. E poi per gli altri sarebbe un disturbo venire di sabato mattina".