Presentato da Zecchi il volume sulla storia del Castello Sforzesco

Difficile riuscire a immaginarsi la piazza delle Armi del Castello Sforzesco quattro metri al di sotto del piano attuale. O pensare al processo che portò alla costruzione del maniero come un’altra «fabbrica», simile a quella ben più nota del Duomo. Questo solo per dare un assaggio del poderoso volume di studi «Il castello sforzesco di Milano» - presentato ieri nella Sala della Balla -, curato da Maria Teresa Fiorio, «padrona di casa» della dimora sforzesca, Sovrintendente per il Patrimonio Storico e Artistico, uscito per i tipi di Skira (360 pagine, euro 70).
Una raccolta di saggi, scritti da studiosi del Politecnico e dell’Università Statale, oltre che dalla stessa curatrice, che, con precisione documentaristica e analisi approfondite, ricostruisce non solo la storia della dimora dei signori di Milano dalla metà del XIV secolo sotto Gian Galeazzo Visconti fino alla sua riconfigurazione museale del secondo dopoguerra, ma analizza alcuni aspetti che portarono all’edificio attuale. Come le maestranze straniere che furono impiegate nella progettazione dell’opera, proprio come avvenne per la cattedrale di Milano, o la scelta ideologica dei colori e delle figure che caratterizzano i motivi decorativi. Insomma «un libro importante - come ha sottolineato l’assessore alla Cultura Stefano Zecchi, presentando l’opera - un libro di studio che aiuta a riflettere sulla storia del Castello e sul valore simbolico del castello. Non solo, penso che si rivelerà uno strumento utile per i futuri restauri».