La primavera araba regala Sharm ad Al Qaida

Sharm El Sheik addio. A sei mesi dalla rivoluzione costata il posto a
Hosni Mubarak il villaggio vacanze del Mar Rosso più amato dagli
italiani è una cittadella della paura, una Fort Alamo circondata dai
terroristi, un paradiso dove un soggiorno può costare la vita. Guerriglia islamica in azione. Con l’appoggio dei beduini locali, un battaglione di 400 orfani di Bin Laden occupa il capoluogo del Sinai. I terroristi si rifugiano sulle montagne vicine al paradiso delle vacanze

Sharm El Sheik addio. A sei mesi dalla rivoluzione costata il posto a Hosni Mubarak il villaggio vacanze del Mar Rosso più amato dagli italiani è una cittadella della paura, una Fort Alamo circondata dai terroristi, un paradiso dove un soggiorno può costare la vita. Sicura non lo era mai stata. Nel 2005 le bombe degli attentatori suicidi infiltratisi tra gli hotel a cinque stelle avevano dilaniato 88 persone, tra cui 6 nostri connazionali.

Ora la situazione è decisamente peggiorata. Dopo la deposizione del Faraone, che nella villa di Sharm El Sheik attende malato il processo, la penisola del Sinai è diventata una roccaforte del terrore fondamentalista. Per capirlo basta una scorsa alle cronache dell’attacco di venerdì sera ad El Arish, il capoluogo con 130mila abitanti nel nord della penisola, e dell’attentato messo a segno ieri contro il terminal del gasdotto che rifornisce Israele. L’attentato al gasdotto è il terzo in pochi mesi e non rappresenta più una grande novità. Conferma solo l’incapacità delle forze egiziane di controllare il territorio. Quel che invece stupisce per modalità, violenza e intensità è la scorreria alqaidista ad El Arish.

Un assalto in piena regola condotto da un plotone di 400 militanti integralisti che per sei ore tengono in scacco poliziotti e militari occupando il capoluogo del Sinai e martellando con una batteria di cinque mortai la caserma della polizia. Secondo i resoconti ufficiali il bilancio è di sei vittime, tra poliziotti e civili, e di 19 feriti. Ma la realtà potrebbe essere molto più tragica visto che per evacuare morti e feriti sono volati sul posto due aerei Hercules. Per capire la gravità dell’offensiva al qaidista basta leggere le testimonianze degli abitanti di El Arish. Tutto inizia alle sei di sera di venerdì quando una colonna di auto, moto e camion entra in città trasportando centinaia di militanti armati. Sui mezzi sventolano le bandiere nere di Al Qaida con la scritta «Non c’è altro Dio al di fuori di Allah». Ugualmente nere sono le divise dei militanti, ma quel che più spaventa è la loro capacità di fuoco. Il battaglione terrorista oltre a sparare con i classici kalashnikov e lanciarazzi anticarro dispone di almeno cinque mortai montati sui cassoni dei camion. La reazione delle forze di sicurezza è invece inesistente.

Mentre i poliziotti si barricano nella caserma i militanti - ormai padroni della città - piazzano i mortai e bersagliano il caposaldo governativo tenendolo sotto tiro per diverse ore. Mentre El Arish brucia i due battaglioni dell’esercito dispiegati nella Penisola impiegano sei ore per ingaggiare gli assalitori e sloggiarli dalla città. Una prova non molto incoraggiante. Il ritorno dei militari nel Sinai - in deroga all’accordo di pace del 1979 che ne esclude la presenza - era stato concesso da Israele proprio per prevenire l’infiltrazione terroristica.

Più grave dell’insipienza delle forze di sicurezza egiziane è però l’esistenza di quel piccolo esercito terrorista ritiratosi dopo l’assalto ad Arish nel cuore del deserto. Secondo gli abitanti di El Arish pochissimi di quei truci militanti in nero - sorpresi a chiedere informazioni per spostarsi da una parte all’altra della città - erano egiziani o beduini. Tutto dunque conferma i rapporti d’intelligence israeliani secondo cui nei mesi scorsi almeno 400 militanti stranieri hanno approfittato degli scarsi controlli alla frontiera egiziana per infiltrarsi nel Sinai e unirsi alle cellule Al qaidiste nate con l’appoggio dei clan beduini in conflitto con il governo. I beduini erano stati gli artefici degli attentati del 2005 a Sharm El Sheik e di quelli del 2004 a Taba e del 2006 a Dahab sempre nel Sinai.

Attorno al nocciolo duro dei beduini, impareggiabili conoscitori di sentieri e oasi del deserto, si è ora formata una piccola legione straniera forte di centinaia di uomini dotati di armamenti pesanti. Un esercito accampato sulle dune intorno a Sharm El Sheik e pronto a trasformare in prede i turisti innamorati del Mar Rosso e della sua barriera corallina.