Privacy solo sugli stipendi dei consulenti

Un tempo, l’album praetoris era la tavoletta bianca su cui, nell’antica Roma, il pretore pubblicava gli editti. Oggi, l’albo pretorio della Provincia è costituito da due bacheche all’ingresso di Palazzo Isimbardi. Qui chi non ha dimestichezza con internet (esiste un albo online) può visionare i provvedimenti dell’amministrazione. A meno che la loro pubblicazione non leda la privacy, che a quanto pare è piuttosto elastica. Alla richiesta unanime del consiglio provinciale di pubblicare online l’elenco dei consulenti con relativi compensi, i superburocrati di obbedienza rossa risposero con un niet sdegnato (oggi superato, e solo per il 2006, ma ci son voluti tre anni). Guai a violare la privacy di chi gode di prebende più o meno meritate.
Ma può capitare, in questi giorni, di accedere alla graduatoria delle borse di studio assegnate a figli di dipendenti provinciali a reddito medio basso e ad allievi diversamente abili, «buoni libro» per la prole di famiglie con reddito inferiore ai 10mila euro. Con tanto di nome e cognome del beneficiario, nella stragrande maggioranza dei casi minorenne. Richiesta di pubblicazione agli incolpevoli funzionari addetti all’albo siglata da due dirigenti dell’assessore rifondarolo Giansandro Barzaghi. Strana privacy: tutela i ricchi e gli arricchiti ed espone alla pubblica pietà chi si trova nel bisogno. Leggi violate? Certamente, buon gusto calpestato.
*consigliere provinciale di Forza Italia