Quei giacobini che imbavagliano anche i laici

Nell'ottobre scorso, prima del cambio di direzione e della militarizzazione giacobina, sul Corriere della sera, si potevano ancora leggere editoriali di laici veri e competenti, come Ernesto Galli della Loggia, sui temi della fecondazione artificiale e dei diritti umani. Era il 6 ottobre 2004 e Galli poteva ancora scrivere: «Si ha l'impressione molto spesso, in Italia, che la vera sostanza del laicismo (cosa ben diversa dallo spirito laico) consista nella superficialità (talora assai rozza) con la quale esso è solito definire e/o interpretare la posizione cattolica. Lo si sta vedendo ancora una volta da qualche tempo a proposito della legge sulla fecondazione assistita e di tutte le questioni relative. Lo schieramento politico culturale laicista è infatti incline ad additare al pubblico disprezzo quanto sostiene la Chiesa e ricorrendo abitualmente ai graziosi epiteti di “oscurantista”, “medievale”, “nemico delle donne”, “reazionario”. Ne parla come un punto di vista fuori dalla storia, ma soprattutto privo della benché minima dignità culturale, intriso di pregiudizio antiscientifico e al servizio del puro e semplice desiderio della Chiesa e del clero di essere gli unici tribunali della coscienza. È difficile immaginare una delegittimazione più radicale».
Poi Galli proseguiva: «A me pare, invece, che non ci sia bisogno di essere dei cattolici osservanti né di aderire alle posizioni della Chiesa sulla questione specifica (...) per capire che al fondo degli orientamenti della Chiesa e dei suoi ostracismi si agitano questioni decisive, per il futuro non già della Santa Sede bensì per quello di tutta l'umanità. Questioni ineludibili che meritano ben altra attenzione di quella, per lo più infastidita e sprezzante, che tanta parte della società italiana, in particolare del ceto dei colti, è solita riservargli».
In effetti, con l'avvicinarsi dei referendum, gran parte della stampa da giorni si è scatenata contro la Chiesa con attacchi la cui uniformità (sovietica) è pari solo alla plateale assurdità delle accuse. Ieri poi l'Unità faceva un surreale titolo d'apertura attribuendo al Papa addirittura un «attacco alla fecondazione». Testuale. Attacco alla fecondazione? E quando mai si è visto un Papa che si oppone al comandamento divino «prolificate e moltiplicatevi»? Sospetto che all'Unità hanno preso fischi per fiaschi. Del resto il «luminare» dei referendari, Umberto Veronesi, sul Corriere ha sparato la «scoperta» del secolo: «Anche gli embrioni di scimpanzé sono progetti di esseri umani». Questa sarebbe la profondità scientifica dei referendari (il professor Dulbecco poi ha appena pubblicato un libro, «Scienza e società oggi», da Bompiani, in cui sulle staminali embrionali afferma l'esatto opposto di quel che gli viene attribuito sui giornali).
Ma non ci si è fermati all'atteggiamento giustamente deprecato da Galli. Ormai certi scatenati «libertari» sembra vogliano imbavagliare o minacciare la galera contro chiunque dissenta da loro, in particolare se è cattolico: da Ruini al Papa e a tutti i vescovi, dai 25mila parroci (eccetto i pochissimi che stanno dalla loro parte) fino ai ministri che si sono espressi per l'astensione (ma non quelli per il sì) per finire con il bavaglio ai due presidenti delle Camere su cui si scatena addirittura qualche attacco personale (del resto anche Francesco Rutelli è stato bombardato a tappeto da quei «progressisti» che - come sempre - non sopportano il dissenso). Questa sarebbe la cultura laica e libertaria? Questa sarebbe la sua tolleranza e il «civile dibattito» a cui gli astensionisti si sarebbero sottratti?
Fortuna che c'è ben altro nel mondo laico, da Paolo Guzzanti (che ha scritto un editoriale splendido su queste colonne) a Claudio Magris, da Giuliano Ferrara a Oriana Fallaci e Marcello Pera e anche alcuni importanti intellettuali di sinistra come Enzo Tiezzi e Pietro Barcellona. Per la verità era ancor più da questa parte anche il «papa laico» per eccellenza, Norberto Bobbio, il quale dichiarava: «Mi stupisco che i laici lascino ai cattolici il privilegio e l'onore di affermare che non si deve uccidere!».
Per aver citato questa sua memorabile intervista nel mio «In difesa della vita» (con Carlo Casini), sono stato attaccato da Riccardo Chiaberge sul Sole 24 ore. Certo, Chiaberge non nega che Bobbio abbia effettivamente pronunciato queste parole e che fosse dalla parte della vita, però asserisce con sicurezza che oggi Bobbio si opporrebbe ai referendum radicalcomunisti votando no e giammai col «non voto». E che ne sa Chiaberge? Ha fatto forse una seduta spiritica? Ha chiesto a Romano Prodi? L'unica cosa certa è che Bobbio fu duramente contrario all'aborto e dalle sue parole si ricava un'opposizione ancora più dura a questi referendum che sono di gran lunga peggio dell'aborto, perché qua non c'è un problema di fatto (una gravidanza indesiderata) da rimediare, ma si pretende di tornare alla «fabbricazione» indiscriminata di embrioni destinati solo alla soppressione e addirittura di trasformare esseri umani in cavie (un orrore oltretutto inutile perché è possibile sperimentare su cellule totipotenti senza passare attraverso la generazione e distruzione di embrioni).
Questo spiega perché tanta gente (a cominciare da Ferrara) che votò in difesa della legge 194 sta oggi in difesa della legge 40. E qui è necessario un chiarimento. Perché adesso - non sapendo più quali disperati argomenti tirar fuori contro la Chiesa - Pannella, seguito da Fassino (suo fedele scudiero) e Bertinotti, ha preso ad agitare proprio lo spauracchio della legge 194, gridando al complotto vaticano contro quella legge che non c'entra nulla con i referendum del 12 giugno. Dimostrando per l'ennesima volta di non avere argomenti seri e di cercare solo la demonizzazione dell'avversario con ogni tipo di bau-bau propagandistico.
Oltretutto l'appello pannelliano al referendum sull'aborto, che menziona come un suo trionfo, è campato per aria, perché i radicali il loro referendum, nel 1981, non lo vinsero affatto: lo persero clamorosamente. In quella circostanza infatti vi furono due quesiti di riforma della legge 194, quello del Movimento per la vita che raccolse il 32 per cento dei voti e quello dei radicali che arrivò faticosamente attorno al 10 per cento. Il primo intendeva proibire quasi totalmente l'aborto, il secondo intendeva cancellare praticamente ogni limite e regola introdotta dalla legge 194. Il referendum radicale fu bocciato sonoramente anche perché la Sinistra si oppose all'idea della totale deregolamentazione e difese la 194 che conteneva una serie di limiti e tutele (sia pure formali) del nascituro.
Il referendum dei radicali di allora (che fu battuto) è perfettamente coerente con quelli di oggi. Ma chi, come la Sinistra, nel 1981 si schierò a favore della legge 194 e contro il referendum radicale, per coerenza oggi dovrebbe schierarsi in difesa della legge 40 che fa suoi i principi positivi enunciati nella 194. Invece questa Sinistra incoerente e allo sbando si è messa al seguito di Pannella per tentare una vittoria politica, insensibile al destino delle creature più piccole e indifese. E per fare dei referendum un trampolino di lancio verso le elezioni politiche. È un motivo in più per far fallire, con il non-voto, questi referendum che sono contro i diritti umani.