Regionali, Vigilanza Rai: stop talk show politici  Pd: "Libertà violata". Il premier: "Stop ai pollai"

Via libera al regolamento per la par condicio in tv. Stop ai programmi di approfondimento
nell’ultimo mese di campagna elettorale. I partiti che hanno preso meno del 4% alle
europee non potranno partecipare. Pressing dei consiglieri d'opposizione su Zavoli. Berlusconi: "Abolire la par condicio"

Roma - Stop ai programmi di approfondimento nell’ultimo mese di campagna elettorale. Niente più talk show politici in nome della par condicio. E' una delle novità approvate nella notte dalla commissione di Vigilanza Rai che ha dato il via libera al regolamento per la par condicio in tv in vista delle regionali del 28 e 29 marzo. La norma è passata con i voti del centrodestra e del relatore, il radicale Marco Beltrandi, e con la decisa opposizione del Pd, che ha abbandonato i lavori. Favorevole il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che da una parte invita la politica ad "abolire la par condicio" e dall'altra la televisione ad avere "più decoro". Immediata la reazione del Pd che parla di "limitazione della libertà".

Il regolamento sulla par condicio "E' un voto gravissimo e profondamente illiberale - spiega Fabrizio Morri, capogruppo del Pd in commissione di Vigilanza - non è vero che la par condicio chiede per l’applicazione delle regole della comunicazione politica per quelle trasmissioni. Il centrodestra, complice Beltrandi, ha votato la soppressione delle trasmissioni di approfondimento giornalistico nell’ultimo mese di campagna elettorale: dunque Porta a Porta, Ballarò e Annozero salteranno, cosa mai accaduta prima e che la legge non chiede, e per estensione due terzi del palinsesto di Raitre rischiano la cancellazione" o la riduzione a una pura e semplice tribuna politica "colpendo la libertà di stampa e l’autonomia di quelle trasmissioni".

La sostituzione dei talk show politici I talk show politici con ogni probabilità non verranno cancellati ma sostituiti, in rispetto della norma approvata in Vigilanza, da tribune elettorali organizzate secondo una rigida ripartizione paritaria tra tutti i soggetti politici. Per quanto riguarda le trasmissioni di approfondimento giornalistico sulle reti private la competenza è dell’Autorità delle comunicazioni che, sottolinea Morri, "spero non copi questo regolamento, io da Matrix voglio senso di misura e pluralismo non che chiuda". Secondo Morri non c’è stato modo di trovare una mediazione con il radicale Beltrandi, eletto nelle liste del Pd, e autore del testo poi votato dalla maggioranza. "Ha respinto ogni proposta del Partito democratico tesa a limare il suo testo che inizialmente - spiega Morri - neppure i colleghi del centrodestra volevano votare considerandolo troppo illiberale. Tra l’altro riguarda non solo trasmissioni come Ballarò ma tutte quelle di approfondimento a cominciare dal programma di Iacona... Certo, poi al centrodestra non è parso vero di potere dare un colpo di spugna al palinsesto di Rai Tre". "Una cosa così - attacca Morri - non esiste nel mondo occidentale, siamo tra la Libia e la Russia di Putin... Spero che i vertici Rai, qualunque sia il loro orientamento politico, si facciano sentire per difendere la libertà dell’azienda e perchè è anche una botta economica...".

Lo sbarramento ai partiti Nel regolamento c’è anche una norma che impedisce ai partiti che hanno preso meno del 4% alle ultime europee di partecipare alle tribune politiche, ma nell’ultimo mese di campagna elettorale avranno "diritto di parola" tutti coloro che presenteranno liste per le Regionali. "Noi - conclude Morri - avevamo proposto di recuperare per la prima fase chi aveva preso almeno il 2%, cosa che dava spazio a molti, da Vendola a Rifondazione, alla stessa lista Bonino Pannella ma non è passata la nostra proposta".

Pressing dei consiglieri d'opposizione Un appello al presidente Zavoli e all’intera commissione di Vigianza affiché "venga riformulato" il regolamento sulla par condicio. A firmarlo sono stati i consiglieri di amministrazione della Rai Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten: "Il nuovo regolamento sulla par condicio approvato ieri notte dalla Commissione parlamentare di vigilanza sopprime per la prima volta tutte le trasmissioni di approfondimento e introduce regole di difficile applicazione anche nei notiziari violando due diritti fondamentali: il diritto dei giornalisti ad informare e il diritto dei cittadini ad essere informati". Secondo i tre consiglieri di opposizione, "non solo viene compressa l’autonomia editoriale della Rai ma le inevitabili variazioni di palinsesto determineranno pesanti conseguenze sull’intera programmazione e, quindi, sul fronte dei ricavi pubblicitari". "Facciamo appello al presidente Zavoli e all’intera Commissione - hanno detto a Zavoli - affinché venga riformulato il regolamento in modo da garantire, come è sempre avvenuto, l’autonomia del servizio pubblico radiotelevisivo anche in occasione di importanti consultazioni elettorali".

Berlusconi: "Stop ai pollai in tv" La decisione di fermare quelli che ormai sono "pollai televisivi" non è né "scandalosa" né "preoccupante" anche perché potrebbero essere sostituite da tribune politiche. Nel corso della presentazione del libro di Bruno Vespa, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha difeso la decisione della commissione di vigilanza della Rai per l’applicazione della par condicio. Secondo il premier, nella decisone "ha pesato il fatto che la classe politica si proponga in delle trasmissioni pollaio e che queste risse continue abbiano contribuito molto ad abbassare il livello dell’apprezzamento della politica da parte dei cittadini che alcuni sondaggi danno al 12%". Ecco perché Berlusconi pensa che "per decoro sia un bene che certe trasmissioni siano diverse". Quanto alla decisone del Parlamento, Berlusconi ha detto che non si può essere "democratici" a seconda delle decisioni prese e che dunque bisogna rispettare le decisioni della commissione di vigilanza. Il premier ha quindi sottolineato che l’arrivo in Rai di trasmissioni condotte da giornalisti "non di sinistra" come Maurizio Belpietro o Gianluigi Paragone fanno da contraltare a quelle condotte da altri giornalisti vicini alla sinistra e dunque, ha concluso, se queste trasmissioni vengono sostituite "da tribune politiche" non lo trovo "né scandaloso né preoccupante".

Bersani: "Si limita la libertà" "La decisione va rivista perché tocca profili di libertà", ha commentato il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, secondo il quale "non bisogna fare di ogni erba un fascio". "La preoccupazione dei radicali è storica ed è quella di veder garantito l’accesso; la preoccupazione del centrodestra, altrettanto storica, è quella di chi vuole ovattare la realtà e nascondere i problemi", ha continuato Bersani puntualizzando di non vedere "incompatibilità alcuna tra trasmissioni di approfondimento giornalistico affidate alla responsabilità dei conduttori e all’osservazione della Vigilanza e l’apertura nel palinsesto di finestre elettorali che mettano tutte le forze in parità di condizioni".