Roberta Schira, cucinoterapia per guarire dall’egoismo

Cucinare fa bene, anzi benissimo. Allo spirito, al cuore, alla mente e al palato. Lo scrive Roberta Schira, critica gastronomica, psicologa del gusto, cuoca e scrittrice. Il suo ultimo libro, presentato ieri al Mondadori Multicenter di via Marghera, contiene una sacrosanta verità: cucinare, lessare, bollire, arrostire, rosolare, friggere, abbrustolire e preparare buoni cibi è un atto - se compiuto con il dovuto amore - terapeutico per tutti (Cucinoterapia. Curare, accudire, amare se stessi e gli altri. Salani Editore. Pagg. 124. Euro 11). Alla faccia del junk food e dei cibi preconfezionati nell'era del tutto pronto e subito, mettersi ai fornelli contribuisce ad aumentare l'autostima, sedurre il prossimo, accrescere l'intimità fisica e mentale e non solo. Una terapia che si rivela anche utile per distrarsi. Provare per credere. Dopo una giornata di lavoro, invece di sedersi passivi davanti alla tivù, mettetevi ai fornelli, donne, uomini, sposati, accoppiati, single, vedovi, divorziati, misogini(e) poco importa: aumenterete la manualità, allontanerete la depressione e vi divertirete senza ingozzarvi di patatine unte. Altro che strizzacervelli. Parola d'autrice. Il cibo, infatti, è cura, attenzione, socialità e comunicazione, in cui ogni fase della realizzazione di una ricetta diventa un momento prezioso da godere da soli o in compagnia (altamente terapeutico è anche cucinare per i propri cani, gatti, criceti, nonni, nipoti ecc). Cucinoterapia non è tuttavia un ricettario nonostante contenga una trentina di gustose ricette. È un testo scorrevole, colto e divertente, ricco di aneddoti e curiosità, che restituisce valore all'atto del cucinare che molti, forse, hanno un po' dimenticato.