Alla Scala Il debutto di Boreyko

Questa volta non sta arrivando l'enfant prodige pupillo di, il nome di punta di chissà quale paese. Il direttore del Filarmonico di domani, Andrey Boreyko, è un solido cinquantenne in carriera. Stop. Non che non sia qualcuno, intendiamoci, ma non è un mito o non lo è ancora. Di lui, nato a Leningrado nel '57, si sa che è molto attivo nei paesi di lingua tedesca, Berliner Philharmoniker e Orchestra del Gewandhaus inclusi con incontri ravvicinati a Torino (Orchestra Rai), Firenze (Maggio) e Roma (Santa Cecilia). Si legge che è stato principale dei Philhamoniker Hamburg e che è principale della Sinphonieorchester Düsseldorf e della Sinfonica della radio di Stoccarda.
Nel suo carnet molto contemporaneo, varie incisioni e alcune rarità di Šostakovic. Se Boreyko è alla sua prima Scala, con lui debutta al Piermarini anche il pianista polacco Piotr Anderszewski. Uno che spazia da Bach a Szimanowsky, ma sempre con il canto caldo e sofferto del suo Chopin nel cuore. E con grande originalità. Ascoltato anche per le Serate Musicali, Piotr vanta un curriculum paludato, accanto a orchestre di prestigio. Sebbene la fama a livello massmediale la debba a Beethoven, più esattamente alle Variazioni Diabelli, presentate in concorso ma anche oggetto della curiosità di Bruno Monsaingeon, il regista dei documentari su Richter e Gould. Ascoltate le sue Diabelli e il loro perché Monsaingeon le storicizza con un filmato che tra l'altro paragona il nostro al Glenn Gould delle Goldberg.
L'impaginato della Filarmonica consegna al direttore il suo Šostakovic e al pianista il suo Beethoven. In apertura l'ouverture di Ruslan e Ljudmila di Glinka. Con la Sinfonia n.5 Šostakovic risponde alle accuse di formalismo mosse nei riguardi di Lady Macbeth e della IV. Concepita «liricamente da capo a fondo», e sottotitolata «risposta pratica a una giusta critica», la Quinta vede la luce nel 1937 a Leningrado con Evghenij Mravinskij. Il Concerto n.1 di Beethoven si fa amare per la smagliante sonorità. La scrittura più vicina a Clementi che a Mozart ben si sposa con concezione sinfonica e organico strumentale. Il movimento più riconducibile è il Rondò. Glinka è poesia, Russia, melodismo popolare.