Scala, la Provincia cala il sipario: "Non ci sono fondi"

L’annuncio di Podestà: per il 2011 non ci sono abbastanza risorse e
Palazzo Isimbardi potrebbe fare un passo indietro. Mancano all’appello 5
milioni, ma lo sciopero dovrebbe slittare a dopo la prima. Speranze
affidate al "Milleproroghe"

Nel giorno dello sciopero dello spettacolo contro i tagli del Fus, arriva come una scossa l’annuncio del presidente della Provincia alla Scala: non ci sono soldi e forse nel 2011 Palazzo Isimbardi sarà costretto a un passo indietro. Guido Podestà lo rivela subito dopo il consiglio d’amministrazione della Fondazione preliminare all’approvazione del bilancio: «Non abbiamo in questo momento la certezza di garantire per il prossimo anno i finanziamenti. Dobbiamo vedere come chiudiamo, ma non siamo solo noi».
Ballano così 2,9 milioni di euro: a tanto si era impegnata la Provincia (sotto la giunta Penati) per diventare socio fondatore e avere così un esponente nel consiglio d’amministrazione. Ma l’allarme è generale, anche perché la diminuzione dei fondi pubblici costringe il vicepresidente della Fondazione, Bruno Ermolli, a tentare un fundraising tra i soci che non si annuncia facile, considerati i tempi che corrono.
Alla manifestazione di protesta per i tagli del Fus lancia l’allarme il sovrintendente, Stephane Lissner: «La Scala ha la missione di teatro pubblico. Se la domanda è se pensate che i privati possano aiutare a migliorare la situazione di un teatro dico si può, ma che si sostituiscano allo Stato è impossibile. Non esiste e non esisterà mai».
Al momento mancano all’appello 5 milioni di trasferimenti statali per chiudere in pareggio il bilancio 2010: dei 37 milioni previsti ne sono arrivati 32. Per il 2011, a meno di novità della manovra, sono attesi tagli ancora più impegnativi, nell’ordine dei 17 milioni. I consiglieri si sono riaggiornati a fine mese, dopo la prima del 7 dicembre. Sono in molti a confidare che gli scaligeri quest’anno eviteranno proteste a ridosso di Sant’Ambrogio, serata da cui arrivano consistenti aiuti per il bilancio.
La speranza della Scala si chiama «milleproroghe», il provvedimento di fine anno che ripristina fondi perduti. E ad alimentare un po’ d’ottimismo arriva il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, che dice di comprendere la protesta del mondo dello spettacolo: «Ribadisco il mio impegno per un necessario reintegro del fondo unico per lo spettacolo per non scendere sotto gli attuali livelli, già insufficienti».
La Scala resta in attesa soprattutto del regolamento del ministero che ne definisce la «specificità» e questa è un’altra delle ragioni che ha portato il consiglio d’amministrazione a riaggiornarsi al 20 dicembre per fare i conti con i finanziamenti effettivamente disponibili.
Il consuntivo 2010 potrebbe essere il quinto anno in pareggio per la Fondazione Scala, se si troverà il mondo di reperire i 5 milioni mancanti. Il 2011 si annuncia un anno ancora più difficile. Come spiega Podestà, «non è una situazione voluta dal governo, ma una situazione di generale difficoltà a livello europeo».