Grammy, l'hip-hop torna politico e condanna Trump sui migranti

A Tribe Called Quest e Busta Rhymes criticano duramente il "muslim ban"

L'hanno definita l'esibizione più politica della cerimonia dei Grammy e una ragione c'è. Ci si sono messi due mostri sacri dell'hip-hop americano, gli A Tribe Called Quest e Busta Rhymes, a condannare le politiche di Donald Trump, riferendosi in particolare al "ban" sulle persone in arrivo da sette Stati a maggioranza musulmana e alla proposta di continuare il muro al confine meridionale con il Messico.

Gli artisti hanno portato sul palco la loro condanna, riferendosi al neo-presidente americano con il nomignolo di Agent Orange e sfondando un muro simbolico costruito sul palco, per poi chiedere alla platea, gremita di star del calibro di Rihanna e Beyoncé, di "resistere".

"Voglio ringraziare il presidente Agent Orange per avere perpetuato tutto il male che sta perpetuando negli Stati Uniti", ha urlato agli spettatori Busta Rhymes, prima della sua performance. Con lui gli Atcq e Anderson .Paak, artista nominato ai Grammy di quest'anno.

L'attacco più duro durante We the people, ultimo singolo pubblicato dagli A Tribe Called Quest. Sul palco, al termine dello show, anche un gruppo di immigrati, tra i quali c'erano anche alcune donne con il velo islamico.