Il Toti si è messo «la vela», presto si potrà visitare

Barbara Carrer

Non è cosa da tutti i giorni, a Milano, poter vedere un vero e proprio sommergibile. A renderlo possibile, da ieri, realizzando i sogni di tutti gli amanti dell’avventura, ci ha pensato il Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci che, dal 14 agosto, ospita un mitico sottomarino. Quest’ultimo porta un nome di tutto rispetto: Enrico Toti ed è il primo esemplare costruito in Italia nel dopoguerra. Si tratta di un SSK (Submarine-Submarine Killer) ma, a dispetto di un nome così aggressivo, non era destinato all’attacco, ma all’individuazione di altri suoi simili nelle acque del Mar Mediterraneo (cosiddetto sommergibile di scoperta). Tra gli aneddoti legati all’affascinante scafo costruito da Fincantieri, spicca quello legato a una esercitazione Nato. Nel corso della simulazione, il Toti sarebbe riuscito ad avvicinare e, successivamente, ad affondare virtualmente una portaerei americana, eludendo le difese «nemiche». Ieri, nell’area cantiere del Museo milanese, l’SSK, è tornato protagonista grazie alla reinstallazione della vela. Quest’ultima (che era stata rimossa nel luglio 2005 presso il porto di Cremona), tornerà finalmente nella sua collocazione originale. Sopra il sottomarino, dunque, tornerà a campeggiare il mitico numero 506. Il tutto, in vista dell’inaugurazione del 7 dicembre che renderà visitabile il Toti anche al suo interno. Presente al posizionamento della vela, un vero e proprio veterano della Marina militare, Ottorino Beltrami. «Le mie missioni in sommergibili d’attacco - racconta l’ex tenente di vascello - duravano anche più di un mese. Il ricordo più emozionante? Risale al novembre del ’42, quando ho evitato quattro siluri. L’ultimo dei quali è finito sulla spiaggia di Stromboli. L’equipaggio era molto spaventato, mentre io non nutrivo alcuna paura ad eccezione del non essere abbastanza rapido nelle manovre».