Val Susa, dietro agli scontrisbucano pure gli ex brigatisti

No global, black bloc, antagonisti e politici in manette per la guerriglia in Val Susa. Tra gli indagati due ex terroristi

Una spina nel fianco che da troppi anni non solo rallenta i lavori, ma che danneggia nche economicamente tutta la valle. Eppure il popolo No Tav continua la propria protesta contro la linea ferroviaria Torino-Lione: sabato prossimo le contestazioni sarebbero dovute arrivare anche nel capoluogo piemontese. "Porteremo a Torino macerie da Chiomonte - hanno annunciato i militanti - restituiamo ai signori della Tav le loro macerie". Adesso è tutto precipitato. Una importante operazione di polizia è, infatti, riuscita a intaccare la fitta rete di antagonisti che da troppo tempo riesce a ritardare i lavori. Una rete fatta da brigatisti, ex terroristi di Prima Linea, esponenti di spicco dei centri sociali e delle case "okkupate" di Milano e Torino, black bloc e alcuni politici locali: ecco chi c'è dietro ai continui scontri in Val Susa.

Questa mattina, alle prime luci dell'alba, è infatti scattata una operazione in tutta Italia per andare a stanare i responsabili degli incidenti avvenuti lo scorso 3 luglio in Val Susa. A distanza di ben otto mesi gli agenti hanno eseguito oltre trenta ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip di Torino Federica Bompieri su richiesta del procuratore aggiunto Andrea Beconi. "I reati contestati - spiegano - sono lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale per gli incidenti al cantiere della Tav di Chiomonte". La procura di Torino non ha, tuttavia, contestato reati associativi. Durante gli incidenti rimasero feriti oltre duecento uomini delle forze dell’ordine e decine di manifestanti. La vasta inchiesta condotta dalla Questura del capoluogo piemontese ha, così, permesso la notifica delle ordinanze in numerose città italiane. Da Palermo a Trento: la fitta rete dei No Tav può, infatti, contare l'appoggio di militanti in tutto il Belpaese, anche se il maggior numero di provvedimenti riguarda persone che risiedono in Piemonte.

No global, black bloc, ex terroristi delle Brigate Rosse e di Prima Linea e politici locali compaiono nella lunga lista di arresti eseguita dalle forze dell'ordine. Alcuni dei violenti raggiunti dalla custodia cautelare sono esponenti dei centri sociali torinesi "Askatasuna" (c'è pure lo storico leader Giorgio Rossetto), "El Paso", "Barrocchio" e "Metzcal" e di case "okkupate" a Milano. E ancora: nel centro "Spazio anarchico" di Napoli sono stati ritrovati caschi, maschere antigas, parastinchi, asce e oltre 50 bastoni in legno. Tra gli arrestati spiccano anche due ex terroristi: Antonio Ginetti, 60enne pistoiese ex terrorista di Prima Linea, e Paolo Maurizio Ferrari, 66enne di Milano ex brigatista rosso. Tra gli imputati del processo "storico" di Firenze agli esponenti di Prima Linea nel 1983, Ginetti fu arrestato nel corso delle indagini sulla costituzione di un altro gruppo terroristico che aveva come punto di riferimento l’ala delle Br capitanata da Giovanni Senzani. Arrestato all'aeroporto di Roma rientrando da una vacanza in Egitto, Ginetti fu condannato ad un anno per associazione a delinquere nel processo per l'omicidio di un esponente dei Nap ammazzato in un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine negli anni Settanta. Da brivido anche il curriculum di Ginetti: operaio alla Pirelli negli anni sessanta, fu accusato di aver partecipato al sequestro del sindacalista della Cisnal Bruno Labate, del dirigente della Fiat Ettore Amerio e, in alcune fasi, a quello del giudice Mario Sossi. Fu Ginetti in persona a leggere i comunicati dei brigatisti nelle udienze del processo al nucleo storico delle Br, celebrato a Torino nel 1978.

Nell'ambito dell'operazione è stata anche perquisita la casa di Guido Fissore, consigliere comunale di Villarfocchiardo, paesino della Valle Susa. L'esponente politico è un attivista del movimento che, lo scorso dicembre, aveva accompagnato insieme ad altri esponenti del movimento No Tav una scolaresca bergamasca in una visita al cantiere di Chiomonte. Il consigliere comunale di Torino del Movimento 5 Stelle, Vittorio Bertola, ha subito commentato che "arrestare un consigliere comunale in carica solo per la sua partecipazione a una manifestazione politica sarebbe un atto da Ventennio". Giunta la notizia del blitz delle forze dell’ordine e degli arresti, il popolo No Tav si è dato appuntamento al presidio di Vaie per concordare una risposta unitaria. Per il momento è certo che sia saltata la manifestazione prevista per il prossimo 11 febbraio anche in concomitaza con la mobilitazione della Fiom. "Sono misure repressive inaccettabili", ha detto Giorgio Cremaschi. Sui social network, da Facebook a Twitter, si susseguono le dichiarazioni di solidarietà. Adesso le forze dell'ordine temono una mobilitazione immediata.