Eh no, non serviva attendere l’esplosione del «caso Lavitola» per rendersi conto di un «rapporto tossico» tra pezzi della magistratura e il mondo dell’informazione di cui Sigfrido Ranucci era fino all’altro ieri il campione indiscusso. E su quel «rapporto tossico» alcuni magistrati hanno costruito le loro carriere: come spiega al Giornale Felice Giuffrè, ordinario di diritto costituzionale a Catania e membro laico del Csm.
Torniamo a ottobre, quando l’assemblea dell’Anm tributò a Ranucci una ovazione da rockstar. Lei cosa pensò quel giorno?
«Mi sembrò un clima eccessivo, sopra le righe, frutto se non di una esaltazione collettiva sicuramente di una specie di trance agonistica. Mi parvero comportamenti inaccettabili da parte di magistrati, oltretutto nell’aula magna della Cassazione. Rivedere quelle immagini oggi, alla luce di quanto emerso, fa ancora più impressione. Conferma la sensazione di un rapporto tossico tra una parte della magistratura, alcuni giornali e qualche esponente politico. Parafrasando von Clausewitz, la giustizia è diventata per alcune espressioni della magistratura associata la prosecuzione della politica con altri mezzi. Del resto, non mi invento nulla, visto che certe correnti rivendicano orgogliosamente tale impostazione. Basta rileggere i documenti costitutivi di Magistratura democratica e anche certe prese di posizione più recenti della sinistra giudiziaria».
Il motore di questo rapporto tossico è l’affinità ideologica?
«In parte si. Ma bisogna anche dire che questi circuiti giudiziari e mediatici sono molto redditizi per una parte della stampa e per alcuni magistrati che da questi rapporti traggono la linfa per avere visibilità, scrivere libri, essere ospiti in tv, fare monologhi teatrali. Poi alcuni di questi magistrati decidono di cambiare mestiere, altri continuano col doppio binario, da una parte magistrati e intanto influencer politico giudiziari. Non va bene».
Parliamo di una minoranza? Ad applaudire Ranucci si sono alzati magistrati di tutte le correnti.
«Parliamo di una minoranza rumorosa, talvolta chiassosa, che rovina l’immagine dei tanti magistrati che fanno con serietà e impegno silenzioso il loro lavoro ogni giorno. L’attivismo militante ha trascinato, talvolta, anche componenti moderate come Magistratura indipendente che in certi casi si è associata alle altre correnti, non certo (ne sono ragionevolmente sicuro) per convinzione, ma solo per “coprirsi le spalle” all’interno dell’Anm. Si è creato un clima pericoloso e condizionante. Pongo una domanda: che esempio viene dato alle migliaia di giovani che stanno entrando in questi mesi in magistratura? Se partecipano a certe assemblee infuocate che idea si faranno del ruolo dei magistrati nell’ordinamento costituzionale?
Servirebbero piuttosto modelli di equilibrio, moderazione e rispetto dei ruoli e dei poteri di ciascuno. Spero che questa impostazione moderata emerga in esito alla prossima competizione elettorale per il rinnovo della componente togata del Csm».
Si potrebbe obiettare che il giorno dell’ovazione a Ranucci il «metodo Report» non era ancora noto.
«E invece era chiaro e noto. Aldilà di eventuali elementi di illiceità che verranno vagliati dall’inchiesta, un metodo giornalistico basato su interventi pesanti sulla vita e sulla reputazione della gente, che mette nel tritacarne persone non condannate o mai indagate, non è giornalismo. Gli elementi per capirlo c’erano già tutti allora».
Lavitola voleva candidare Ranucci a premier. Adesso viene liquidato come un progetto demenziale ma magari a qualche magistrato sarebbe piaciuto.
«Beh si può presumere che alcune componenti, come Magistratura democratica che lo invitò all’assemblea di ottobre all’insaputa delle altre, lo avrebbero apprezzato anche come politico».
In questi giorni alcuni magistrati che contestarono l’ovazione a Ranucci e poi si schierarono per il sì al referendum denunciano un clima di intimidazione nei loro confronti. Il Csm è sempre pronto a intervenire a difesa dei magistrati sotto tiro. Perché non accade lo stesso anche per loro?
«I maestri del diritto costituzionale ci insegnano che il Consiglio ha il compito di tutelare l’indipendenza dei magistrati non solo dagli attacchi esterni ma anche verso l’interno, dai condizionamenti che possono venire dall’ordinamento giudiziario. Se emergerà che ci sono magistrati ingiustamente vessati per le posizioni che hanno assunto non esiterò a fare la mia parte».
