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“Sigfrido? Ha sempre violato la par condicio e non è vittima”

Chi parla è Fabrizio Del Noce, 78 anni, giornalista di prestigio, dirigente, anche un po’ filosofo

Direttore Fabrizio Del Noce, classe 1948, è stato giornalista, direttore di Rai 1, di Rai Fiction e deputato

«Possibile che i vertici Rai non si accorgessero di questa mancata par condicio? Ho vissuto molte epoche alla Rai, ho fatto il corrispondente dagli Stati Uniti, l’inviato di guerra, il conduttore, il direttore della prima rete, il direttore di Rai fiction. Ne ho viste tante. Vi assicuro che l’obbligo di mantenere un equilibrio politico era un dogma. Ora quest’obbligo sembra svanito».

Chi parla è Fabrizio Del Noce, 78 anni, giornalista di prestigio, dirigente, anche un po’ filosofo, se non altro perché suo padre Augusto è stato probabilmente il più importante filosofo cattolico del dopoguerra. Con lui si parla del caso Report.

Che idea ti sei fatto?

«Non mi sono ancora fatto un’idea definitiva. Per farsi un’idea bisogna capire chi c’è dietro a Lavitola, ma io ancora non l’ho capito. Si possono solo fare ipotesi».

Facciamo delle ipotesi.

«La prima ipotesi è che Ranucci fosse consapevole del disegno di Lavitola e quindi fosse d’accordo col suo amico sull’idea di usare uno strumento eccezionale che gli avrebbe portato popolarità e dischiuso le porte per una carriera politica...».

Seconda ipotesi?

«È l’ipotesi opposta. Che Lavitola menta sul movente e lo scopo dell’attentato fosse un altro, e allora lo scenario si ribalta».

Comunque Ranucci è vittima

«Sei vittima se sei il bersaglio di un attentato. Non sei vittima se sei oggetto di un’azione fatta da un tuo amico per favoriti. Bisogna capire».

Cosa hai pensato quando hai letto che Ranucci si è paragonato a Falcone, Borsellino, Mattarella, Moro

«Che ha perso la testa».

Ranucci con quel paragone ha offeso delle persone morte per fare il proprio dovere?

«Sì, oltretutto ha offeso delle famiglie. Ha fatto molto bene la sorella di Giovanni Falcone a rispondergli. Quando uno fa quei paragoni è chiaro che c’è qualcosa che non funziona nel cervello».

Ranucci è un bravo giornalista di inchiesta?

«Ti chiedo: cos’è il giornalismo di inchiesta? Ferruccio De Bortoli ha definito la pietra miliare del giornalismo di inchiesta: Tommaso Besozzi. Fu Besozzi a scoprire la verità sull’uccisione del bandito Giuliano. Non lo avevano ucciso i carabinieri ma era stato il suo complice Gaspare Pisciotta. Con quella scoperta rovesciò tante teorie sui rapporti tra mafia, politica e forze dell’ordine. Il giornalismo di inchiesta si faceva così: penna, taccuino e gambe in spalla».

Report era giornalismo di inchiesta?

«Secondo me no. Non applicava le metodologie delle inchieste. E soprattutto violava ogni criterio di equilibrio politico».

Non rispettava l’equilibrio politico?

«No. Se credo a La Russa - e mi pare che nessuno lo abbia smentito - il 95 per cento delle inchieste di Report erano contro il centrodestra, e l’ 1,5 contro il centrosinistra. Beh, qualcosa non va».

Qual è il metodo Report?

«Si mette a bersaglio una persona e poi si cerca di far coincidere ipotesi che dimostrerebbero che il personaggio in questione è colpevole di qualcosa. I bersagli di Report sono stati quasi tutti assolti ma è troppo tardi per pulire il fango».

Sarebbe giusto sollevare Ranucci dalla direzione e conduzione di Report?

«Finché non è chiarito quali fossero i suoi rapporti con Lavitola e se fosse consapevole che Lavitola lavorava per aiutarlo, non si può prendere alcuna decisione».

Non dovrebbe fare un passo indietro?

«Se non è chiarito nulla sarebbe ragionevole rinviare la partenza di Report. Poi, se non si prova niente e resta l’ipotesi di un semplice sospetto, lui ha diritto a continuare».

Resta il problema della par condicio?

«Certo. È assurdo che i vertici Rai non si fossero mai accorti delle percentuali enunciate da La Russa. 95 contro la destra e 1,5 contro la sinistra. Possibile? C’è un omissione di controllo molto grave».

Report è una trasmissione di punta. Molto pompata e rispettata.

«Appunto. Una omissione inspiegabile».

I vertici aziendali sono nominati dal centrodestra

«Già. Questo è ancora più inquietante».

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