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La stanza di Feltri

Il pacifismo vero non può essere diserzione

Virginia Libero ha tutto il diritto di essere pacifista, di contestare le spese militari e di dire che non vuole combattere. Ma quando una dirigente politica parla di “organizzare i disertori”, non sta più semplicemente dicendo “preferisco la pace”

La segretaria dei Giovani democratici Virginia Libero (D) con la segretaria del Partito Democratico (Pd) Elly Schlein durante la conferenza stampa del Partito Democratico (Pd) sulla proposta per garantire il cosiddetto ''Diritto a Restare'' dei giovani, Roma, 03 giugno 2026. ANSA/ANGELO CARCONI

Caro direttore Feltri, ho ascoltato Virginia Libero dire che, se arriverà la guerra, i giovani non saranno «i soldati delle vostre guerre» e organizzeranno i disertori. Sono rimasto francamente perplesso. Capisco il pacifismo e capisco anche la paura di una generazione che non vuole morire in guerra. Ma mi chiedo: se nessuno è disposto a difendere il Paese quando serve, chi dovrebbe farlo? Contestare le spese militari è legittimo. Parlare di diserzione è però un’altra cosa. Il problema è capire dove finisca la protesta politica e dove cominci un rifiuto più generale delle responsabilità che uno Stato può chiedere ai propri cittadini. Non sarebbe il caso di spiegare con maggiore chiarezza dove vuole arrivare il Partito Democratico? Un lettore che vorrebbe capire, prima ancora di giudicare.

Filippo Mantegazza

Caro Filippo, il problema è proprio questo: la pace piace a tutti, ma la realtà non sempre collabora. Virginia Libero ha tutto il diritto di essere pacifista, di contestare le spese militari e di dire che non vuole combattere. Ci mancherebbe altro. In una democrazia nessuno dovrebbe essere costretto a pensarla diversamente. Ma quando una dirigente politica parla di «organizzare i disertori», non sta più semplicemente dicendo «preferisco la pace». Sta aprendo una questione molto più concreta: che cosa facciamo se la pace viene minacciata o se il Paese viene aggredito? È qui che gli slogan diventano insufficienti. Perché dire «non saremo noi i soldati delle vostre guerre» è una frase efficace davanti a un pubblico. Spiegare chi dovrebbe garantire la sicurezza nazionale se tutti rifiutassero di combattere è decisamente meno semplice. E attenzione: non significa sostenere che bisogna mandare i ragazzi in guerra. Significa soltanto pretendere che chi propone una politica alternativa alla difesa militare spieghi quale sia questa alternativa. Libero ha successivamente chiarito la propria posizione sull’Ucraina e ha ribadito la condanna di Putin. È un elemento che va considerato. Ma non modifica il significato politico della parola «disertori». Insomma, nessuno pretende giovani entusiasti di partire per il fronte. Ma nemmeno possiamo fingere che la sicurezza di un Paese sia un problema che si risolve pronunciando la parola «pace» tre volte. La pace è un valore. La difesa è una responsabilità. La politica dovrebbe spiegare come conciliarle. Il resto è soltanto rumore da palco.

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