Dopo il +4,4% del primo trimestre, nel secondo le compravendite immobiliari residenziali si sono fermate a +0,1% annuo (poco più di 201mila abitazioni). Tra le cause ci sono sicuramente i tassi d’interesse, il cui recente aumento dello 0,25% della Bce era largamente atteso. Ma dopo che nel 2025 il costo del denaro si era stabilizzato e il credito aveva ricominciato a sostenere gli acquisti, pesa il cambio di segno della politica monetaria: si riapre una fase restrittiva che rimette un freno alla domanda, e Nomisma avverte che gli effetti veri (soprattutto sui mutui) potrebbero manifestarsi solo a inizio 2027. C’è poi il contesto geopolitico ed economico che non migliora. Un clima di incertezza che alimenta la prudenza e che spinge le famiglie a rinviare le decisioni di acquisto. Terzo elemento: i prezzi, che continuano a salire o restare alti, compromettendo il potere d’acquisto. È il paradosso del trimestre: mentre le transazioni si fermano, i valori salgono ancora (+5,2% annuo nel primo trimestre, +6,7% il nuovo e +4,8% l’usato). Ebbene, in un contesto di questo tipo, assume un valore ancora più importante la recente normativa europea sugli affitti brevi, che colpisce in modo mirato proprio la domanda da investimento, e di cui si parla comunque da mesi, tanto da avere già iniziato a esercitare i suoi effetti negativi. Con le strette allo studio a Bruxelles (il nuovo regolamento UE che darà ai sindaci strumenti come tetti alle notti, divieti per quartiere e aggravi fiscali), chi compra per mettere a reddito vede cambiare le prospettive di rendimento: se si riduce la possibilità di usare l’immobile per il breve, cala il rendimento atteso e quindi il prezzo che l’investitore è disposto a pagare. Non a caso Confedilizia ha parlato di “provvedimento inaccettabile”. Secondo l’associazione guidata da Giorgio Spaziani Testa, “la proposta di regolamento pretende di attribuire a non meglio precisate autorità competenti nei vari Paesi il potere di vietare la compravendita di immobili e di utilizzarli per locazioni di breve durata. Non sta né in cielo né in terra, sia per ragioni di rispetto del principio di sussidiarietà, sia per la smaccata violazione della libertà contrattuale e del diritto di proprietà”. Una proposta “liberticida” che, come si vede, esercita i suoi primi effetti sul mercato immobiliare prima ancora di essere operativa. E che, in fin dei conti, svela una volta di più la straordinaria capacità dell’Unione Europea di rendersi antipatica anche quando agisce per fini condivisibili. Un’antipatia molto pericolosa perché inevitabilmente alimenta sentimenti anti-europei nelle classi medie e in chiave politica spiana il terreno alle forze anti-sistema. In altri termini, certe scelte europee non sono altro che boomerang contro le stesse élite comunitarie che tanto criticano l’avanzata dei partiti di estrema destra, ampliando la loro potenziale base elettorale. E questo è uno dei casi.

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