Aida all'aperto d'estate? Un classico. Anche troppo. Quante Aide di mediocre routine e a semplice uso turistico invadono da sempre le accaldate arene agostane? Ma stavolta dimenticate palmizi di gesso, piramidi in cartapesta e tutto il bric-à-brac dell'Egitto operistico di maniera. David Livermore, un regista che sa osare senza strafare, amplifica nell'enorme spazio del Circo Massimo un'Aida creata per l'Opera di Roma nel 2023, moltiplicandone i pregi. Che sono sostanzialmente due: un richiamo all'oleografia tradizionale, inevitabile per un titolo comunque destinato a platee popolari, e una sua rilettura in chiave attuale. E cioè: da una parte personaggi vestiti e truccati come fossero attori d'un film muto stile Cabiria, le cui immagini riprese in bianco e nero sono proiettate su due megaschermi laterali, con effetti da vecchia pellicola in celluloide; dall'altra scene essenziali ed astratte, con tre piani di superfici trasparenti e smerigliate, su cui si succedono in rapinosa successione lussureggianti video proiezioni. Due estremi che sembrerebbero contraddirsi; e che invece, grazie al magico dosaggio delle luci dorate di Fiammetta Baldisseri con i colori neri e bronzei degli scintillanti costumi di Gianluca Falaschi, si fondono in un assieme d'innegabile eleganza e sicuro impatto spettacolare. Meno convincenti le coreografie che, firmate dallo stesso Livermore, ugualmente cercano di unire tradizione e rilettura: le ballerine simili a tante Clara Bow ora recuperano le classiche posizioni da geroglifico di profilo, ora si scatenano in lotte da fantasy mitologico. Unico passo falso: la totale assenza della celebre Marcia Trionfale, che eseguita solo musicalmente latita del tutto in scena. Nessuno si aspettava cavalli o elefanti; ma annullare il momento più conosciuto, oltretutto in un allestimento di ambizioni spettacolari, è parsa scelta immotivata e anche un tantino snob.
Al netto dell'indispensabile amplificazione, le prestazioni degli interpreti sono parse adeguate; merita una menzione il bel timbro brunito di Valentina Pernozzoli (Amneris). Il direttore Daniele Callegari garantisce un'esecuzione sontuosa e scattante.
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