Menopausa: crisi e rinascita. La biologia non è mai un'opinione, ma le opinioni su di essa si sprecano, e talvolta cedono il fianco ai luoghi comuni. Per la donna la biologia resta un fatto e, purtroppo, i luoghi comuni anche. Ora però c'è uno spettacolo che fa riflettere e ridere, un monologo su "quel momento" che però "farebbe un gran bene anche ai maschi se lo ascoltassero". In scena nel Cortile d'Onore di Palazzo Sormani per il cartellone estivo di "Menotti in Sormani" arriva domani, sabato 18 luglio, "Almenopausa", pièce scritta da Valeria Cavalli con l'intervento dell'attrice Gianna Coletti, che ne è anche l'interprete. Non solo un divertente esorcismo, ma una poetica disamina di come ci siano due capitoli possibili in questa esperienza.
Sul palco c'è una donna senza nome, accanto a lei un inevitabile specchio e alcuni vasi di vetro che, al posto dei più consueti fiori, contengono orologi. La metafora è evidente, il racconto è invece imprevedibile. "Almenopausa è la storia di una donna in due momenti precisi, i 50 e i 60 spiega l'attrice milanese - Il testo originale di Valeria Cavalli risaliva a qualche anno fa e raccontava il sopraggiungere della menopausa. Io ho suggerito che fosse importante raccontare anche il dopo. Un dopo che è un percorso di oltre dieci anni. E così, nella prima età sono alle prese con il cambiamento incombente della menopausa, nella seconda sono la stessa donna che, dopo essersi ascoltata non solo nel corpo ma nella mente, splende di una nuova luce".
Una luce che fa rima con una delle più belle parole che esistano: libertà. "Parlo per me, ma in fondo ci metto del mio nel personaggio che interpreto spiega Gianna Coletti - Mi sono riscoperta libera di parlare di me, grazie a una nuova leggerezza conquistata. E soprattutto mi sono ritrovata con una libertà inaspettata: quella di dire dei no senza sensi di colpa, anzi di dire proprio no ai sensi di colpa. Oggi se non me la sento di uscire per fare vita sociale e stare a casa a guardarmi un programma nazionalpopolare in tv, lo faccio. La prima donna raccontata in scena si guarda allo specchio come un nemico e, spiega Coletti, "si tira la pelle del viso cercando di ingaggiare una battaglia con la legge di gravità. Ma la battaglia è anche e soprattutto interiore, perché quando arrivi al capitolo della menopausa è automatico ritrovarsi a misurare la propria vita fino a quel momento come individuo, ciò che hai fatto e ciò che non hai fatto".
Il monologo è, a scanso di equivoci, una cronaca di sentimenti ma anche di esempi pratici dall'indiscutibile tasso comico: "Si ironizza su noi stesse e sugli stereotipi che ci vogliono affibbiare - prosegue Gianna Coletti ma anche sugli uomini, che sembrano affrontare le sfide del tempo con meno condizionamenti, ma fa un po' sorridere che a 70 anni si sentano sempre in gara". Il mondo dei social non può che fare capolino nel discorso: "L'algoritmo sui social è spietato sorride l'attrice milanese ti hanno sott'occhio, chissà come ti appaiono video che consigliano tecniche di yoga da seduta per anziane, o consigli di alimentazione. Come se ci fosse un pool di esperti che decidono come dobbiamo vivere la nostra età".
C'è una sola regola d'oro che l'interprete di "Almenopausa" si sente di consigliare al pubblico: "Non sono io a dirlo ma l'autorevole rivista scientifica "Nature": il vero problema per qualsiasi individuo non è l'età, ma la solitudine.
È essa ad aumentare le possibilità di demenza senile". Durante lo spettacolo, Gianna Coletti abbatte la cosiddetta quarta parete: "Spesso mi rivolgo al pubblico conclude l'attrice e il confronto che ne nasce è sempre imprevedibile".
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