Sempre più StraordiNadia. La 26enne trentina trionfa anche nei 1500 metri del meeting svizzero di Bellinzona, fermando il cronometro a 3′ 57′' 54 e stabilendo il nuovo primato italiano. «Bello correre liberi di mente come ho fatto qui» dice raggiante Nadia Battocletti, «all’ultimo giro ho iniziato a sentire energie in più e nel caos ai 300 ho trovato il momento giusto». E così ecco un’altra gemma che si aggiunge al doppio oro europeo di Birmingham nei 5mila e 10mila metri e alla vittoria in Polonia, suggellando un’estate memorabile. L’atleta delle Fiamme Azzurre si prenderà adesso una pausa, rinunciando alle finali di Diamond League per dedicarsi alla scrittura della tesi di Laurea e staccare dalla routine frenetica che l’accompagna quotidianamente, prima di rituffarsi negli allenamenti. Tra un anno ci sono i Mondiali di Pechino, tra due le Olimpiadi di Los Angeles. E anche se Nadia non vuole sbilanciarsi, in molti pensano che solo lei possa spodestare sua maestà Beatrice Chebet.
La doppietta agli Europei e il successo in Polonia hanno cancellato la delusione del Gala di Roma?
«Mi hanno aiutato a ritrovare fiducia in me stessa. Nella preparazione avevo faticato e quindi riuscire a confermare i due titoli Europei ha avuto un certo peso. Magari da fuori è sembrato facile, ma non lo è stato».
A proposito di facilità, quando corri sembri in controllo dall’inizio alla fine. È veramente così o la tua è una sorta di poker face?
«Quando entro in gara sono effettivamente spesso in controllo e questo è merito del lavoro fatto in allenamento. Anche ad alta intensità riesco a tenere d’occhio le mie avversarie e capire se il ritmo è quello giusto».
A Birmingham quindi sapevi di averne molto di più delle tue avversarie nel finale?
«Mi ero preparata bene e per ritmi più sostenuti, ma sia i 5mila che i 10mila sono state gare molto tattiche. Sapevo di avere del margine per il giro finale e l’ho sfruttato alla grande».
Rispetto al biennio 2024-2025, Nadia Battocletti è più forte oggi?
«Mi manca una conferma importante come quella della doppia medaglia al Mondiale di Tokyo 2025, ma i parametri rilevati in allenamento dicono di sì».
La tua grande rivale adesso è Beatrice Chebet. È battibile?
«Gli scorsi anni era senza dubbio un gradino sopra a tutte, però non penso ci siano atleti imbattibili. È difficile, ma credo che in futuro si possa fare».
A breve ti laureerai in Ingegneria edile. Come si concilia lo studio con una vita da atleta professionista di primo livello?
«Non è stato semplice, ho scelto una facoltà tosta. A volte lo sport è addirittura passato in secondo piano rispetto allo studio. Ora invece ho finito gli esami e sono più tranquilla, tra settembre e ottobre riprenderò con la mia tesi».
Tua mamma dice che dovresti staccare di più a volte, è vero?
«Me lo dice spesso e ha ragione, ma avevo delle scadenze e io odio non rispettare i tempi prestabiliti quindi non avevo molta scelta».
Meglio una medaglia ai Mondiali di Pechino o un 110L?
«Direi una medaglia a Pechino. I voti sono una cosa extra, ci tengo fino a un certo punto».
Un difetto
«Faccio fatica a vivere le cose con la giusta leggerezza».
L’Italia dello sport olimpico è sempre più multietnica.
«È vero ed è bellissimo. Lo sport è un’attività sociale e quindi può aiutare a favorire l’integrazione nel quotidiano».
Mancano meno di due anni a Los Angeles. Se potessi sognare l’Olimpiade perfetta, come sarebbe?
«A volte sogni in grande e poi la realtà ti riporta coi piedi per terra, quindi non voglio spingermi troppo in là con i pensieri. Diciamo che sono consapevole di avere la possibilità di fare bene, poi a volte serve anche fortuna».
E nel caso in cui l’Olimpiade andasse benissimo, cosa ti regaleresti?
«Mi concederei qualche viaggio e la possibilità di respirare un attimo senza l’ossessione di dover subito riprendere gli allenamenti».
