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Arte e Storia

Il paradiso può attendere (o forse no)

Il risultato è un romanzo veramente folle, dove nell’ateismo dell’autrice resta di fondo una grande curiosità verso il divino, ma giocata con brio e con grande ironia

La Cappella Sistina vivrà in un live showMa quanti dispetti per farla nascere
Un particolare della Cappella sistina

Metti di essere un’atea che ha la disavventura di morire e invece di incontrare un confortevole nulla... si trova a svolazzare, in forma di anima sul proprio corpo ormai privo di battito e di respiro. Già questa sarebbe una sorpresa, ma per di più c’è anche un angelo, con ali e tutto, che gentilmente prega l’ottuagenaria signora di seguirlo per andare da Dio. Mal gliene incoglie perché la signora, Jacqueline Harpman, psicoanalista e scrittrice, non è affatto intenzionata a rendergli le cose facili. Non vuole andaredanessuna parte e faun sacco di domande. Tipo: «Sono sempre stata intrigata dalle origini. Conosce la fisica? Pensa che la teoria delle stringhe sarà veramente così fruttuosa come parrebbe?». L’angelo insomma, abbozza, non è il suo, prova a dire di essere soltanto un messaggero, basta seguirlo e le spiegazioni arriveranno... È solo il modo di scatenare un ciclone peggiore: «Un messaggero! Pazzesco! Ma per chi mi prendono, come si permettono di mandarmi soltanto un messaggero? Preghi il suo principale di venire di persona e non speri che io mi muova da questa poltrona».

Follia per un’anima che dovrebbe pentirsi del non aver mai riconosciuto l’esistenzadiDio? Saràma la signora Harpman la spunta eDio si presenta davvero. E si trova coinvolto in una furibonda discussione con questa donna testarda

che proprio non vuoledarsi per vinta dell’esistenza di un dopo. Può questo Dio che si presenta con le stesse fattezze di quello dipinto da Michelangelo nella cappella Sistina dimostrare di essere veramente Dio? Non potrebbe essere tutto una semplice allucinazione nella mente della signora Harpman indotta dal crollo cerebrale che precede la morte? «In fondo sono sempre stata una scrittrice dalla fantasia fervidissima...».

Inizia (e prosegue così) il romanzo Il giorno del giudizio di Jacqueline Harpman (1929 - 2012) scrittrice famosissima in Belgio e che l’Italia ha scoperto l’anno scorso per il suo romanzo distopico Io che nonho conosciuto gli uomini . Si tratta di un libro carico di ironia, una autofiction con funerale, in cui un Dio molto paziente e capace di spiegare la qualunque prova a far dare una bella calmata ad una testona che si vede, in fondo, gli piace molto. Non ha senso che assomigli al ritratto di Michelangelo? È perché Lui è la bellezza e assume l’aspetto più adatto per trasmetterla a seconda di chi incontra. Il male nel mondo sarebbe colpa sua? Ha lasciato lo spazio per il libero arbitrio, ognuno si prenda le sue responsabilità. Le differenze tra le religioni, le guerre scatenate dalla fede e le promesse di punizioni eterne? Lui è amore, tanto da stare a sentire questa insolentissima vecchietta, anche in questo caso gli uomini raccontano le cose come fa loro comodo, anche quando scrivono i libri sacri...

Il risultato èun romanzo veramente folle, dove nell’ateismo dell’autrice resta di fondo una grande curiosità verso il divino, ma giocata con brio e con grande ironia, anche con un pizzico di femminismo verso un Dio “maschio” (ma che maschio bello epaziente). Non sveleremo tutto il gioco, diciamo soltanto che nel finale la Harpman si mantiene in bilico su quel crinale dove la vita è sogno e il dubbio resta e anche nel non accettare il divino bisogna per forza invocarlo.

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