"Il presidente Mattarella ha graziato uno scafista. Dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza". È dal carcere di Bollate che Mario Roggero affida il proprio appello alla clemenza, ricordando la vicenda che negli ultimi mesi ha movimentato il dibattito riguardante la giustizia.
Il riferimento è ad Alaa Faraj Abdelkarim Hamad, cittadino libico condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per concorso nell’omicidio plurimo di 49 migranti morti durante una traversata del Mediterraneo e per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Dieci anni dopo, nel dicembre 2025, il Capo dello Stato gli ha concesso una grazia parziale, riducendo la pena residua di oltre undici anni. Il provvedimento, motivato dal percorso rieducativo, dalla giovane età all’epoca dei fatti e dal lungo periodo già trascorso in carcere, non ha cancellato la condanna ma ha consentito un rapido accesso alle misure alternative. Ed ecco che uscito dal carcere dell'Ucciardone è tornato libero, ha scritto un libro sulla sua storia "Perché ero ragazzo" e successivamente ha sposato Alessandra Sciurba, docente e attivista, ex presidente della Ong Mediterranea Saving Humans.
È proprio questa decisione che Roggero indica come termine di paragone. I due casi restano chiaramente distinti, poiché ogni richiesta viene valutata autonomamente dal Presidente della Repubblica sulla base di circostanze specifiche.
Secondo Roggero, però, e per milioni di italiani il confronto è soprattutto morale: se lo Stato ha ritenuto di concedere uno sconto di pena a un condannato per una tragedia legata all’immigrazione, dovrebbe valutare con la stessa attenzione anche la sua vicenda, maturata dopo una violenta rapina subita nella propria attività commerciale e subita in particolar modo dalla sua famiglia.
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