Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 14:10
In evidenzaAggiornato alle ore 14:10
Attualità

Arrivi dalla Spagna, come funzionano e chi deve fare i controlli alle frontiere: domande e risposte

Controlli rafforzati per gli arrivi dalla Spagna fino al 31 agosto. La misura riguarda i cittadini extra UE: ecco chi sarà controllato, quali documenti potranno essere richiesti e cosa cambia

Olanda e Norvegia sospendono il Trattato di Schengen: tornano i controlli alle frontiere

Dopo la crisi migratoria che ha interessato Ceuta, l’enclave spagnola in Nord Africa dove sono arrivati migliaia di migranti, il governo italiano ha deciso di reintrodurre temporaneamente le verifiche alle frontiere nei collegamenti aerei e marittimi con la Spagna. La misura resterà in vigore fino al 31 agosto e riguarda soltanto alcune categorie di viaggiatori. Ma cosa cambia concretamente per chi arriva nel nostro Paese?

Cosa comporta la reintroduzione delle verifiche alle frontiere?

Dal 1° al 31 agosto saranno nuovamente effettuati accertamenti di polizia sui collegamenti aerei e marittimi tra Italia e Spagna. Poiché i due Paesi non condividono un confine terrestre, la misura interessa esclusivamente aeroporti e porti. Le autorità potranno verificare i documenti dei passeggeri in arrivo nell’ambito di una procedura prevista dal Codice Frontiere Schengen quando uno Stato ritiene necessario rafforzare la sicurezza o monitorare particolari fenomeni migratori.

Chi sarà interessato dai controlli?

Le verifiche non riguarderanno indistintamente tutti i viaggiatori. L’attenzione sarà rivolta soprattutto ai cittadini provenienti da Paesi terzi, cioè non appartenenti all’Unione Europea, che arrivano in Italia dalla Spagna. Lo scopo è accertare la regolarità del loro ingresso nell’area Schengen e verificare che siano in possesso della documentazione prevista dalla normativa europea.

Cosa cambia per italiani, spagnoli e cittadini dell’Unione Europea?

Per i cittadini italiani, spagnoli e degli altri Stati membri dell’Unione Europea non cambierà sostanzialmente nulla. Chi arriverà dalla Spagna continuerà a entrare nel nostro Paese senza alcun aggravio burocratico. Sarà sufficiente esibire un documento d’identità valido, come avveniva già prima dell’entrata in vigore della misura.

Quali documenti possono essere richiesti ai cittadini extra UE?

Per i cittadini extra comunitari gli accertamenti saranno più approfonditi. Oltre al passaporto o al documento di viaggio, gli agenti potranno verificare anche la validità del visto, del permesso di soggiorno o di qualsiasi altro titolo necessario per soggiornare regolarmente nell’area Schengen. Le verifiche sono già state avviate nei principali aeroporti italiani, tra cui Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Milano Linate, dove la polizia di frontiera effettua controlli a campione sui passeggeri provenienti dalla Spagna.

Cosa cambia per chi parte dall’Italia e viaggia verso la Spagna?

Per chi dall’Italia è diretto in Spagna non cambia nulla. l provvedimento riguarda esclusivamente gli ingressi nel territorio italiano e non modifica le modalità di accesso nel Paese iberico. I collegamenti continuano quindi a svolgersi regolarmente.

L’Italia aveva già reintrodotto i controlli alle frontiere?

Un provvedimento analogo era già stato adottato nell’ottobre del 2023 lungo il confine con la Slovenia per contrastare l’immigrazione irregolare proveniente dalla cosiddetta rotta balcanica. Anche in quel caso il governo aveva deciso di reintrodurre temporaneamente le verifiche previste dal Codice Frontiere Schengen, una misura che è tuttora operativa.

Perché il ripristino dei controlli è previsto dagli accordi di Schengen?

Si è parlato di una sospensione di Schengen da parte dell’Italia nei confronti della Spagna, ma dal punto di vista tecnico non è così. Gli accordi europei consentono infatti agli Stati membri di reintrodurre temporaneamente i controlli alle proprie frontiere interne quando esistono esigenze legate alla sicurezza o all’ordine pubblico. La Spagna continua quindi a far parte dell’area Schengen e la libera circolazione non viene sospesa: cambia soltanto il sistema dei controlli per alcune categorie di viaggiatori. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito la misura “importante ma cautelativa”, spiegando che le verifiche saranno “mirate in particolare a controllare la regolarità di circolazione dei cittadini extra UE in area Schengen”.

Quante volte Schengen è stato sospeso in Europa?

Il ricorso ai controlli temporanei è molto più frequente di quanto si possa immaginare. Dal 1985, anno della firma dell’accordo di Schengen, i Paesi aderenti hanno adottato circa cinquecento provvedimenti di questo tipo. Il primo caso risale al 2006, quando la Francia decise di rafforzare le verifiche lungo il confine con la Spagna a causa dei disordini nei Paesi Baschi. Negli anni successivi anche Austria, Germania, Norvegia, Finlandia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia hanno fatto ricorso più volte a questa possibilità. Più recentemente anche la Slovenia aveva introdotto controlli ai confini con Croazia e Ungheria, poi revocati.

In quali casi è possibile reintrodurre i controlli?

L’immigrazione irregolare è solo una delle circostanze che possono giustificare il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere. Il Codice Frontiere Schengen consente infatti agli Stati membri di adottare questa misura anche in presenza di gravi minacce alla sicurezza interna o all’ordine pubblico, in caso di rischio di attentati terroristici, durante lo svolgimento di grandi eventi internazionali come i vertici del G8 o del G20, in occasione di importanti manifestazioni sportive o politiche e persino durante emergenze sanitarie, come avvenuto negli anni della pandemia di Covid-19. Si tratta quindi di uno strumento eccezionale che può essere utilizzato ogni volta che uno Stato ritenga necessario rafforzare temporaneamente la sicurezza dei propri confini.

Quanto dureranno le verifiche?

La misura resterà in vigore fino al 31 agosto. Le norme europee prevedono che il ripristino dei controlli possa essere disposto inizialmente anche per soli dieci giorni, con la possibilità di prorogarlo per altri dieci. Nei casi in cui la minaccia persista, il provvedimento può essere esteso per un mese e successivamente prorogato fino a sei mesi, secondo quanto previsto dalla legislazione europea.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.