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Dua Lipa e la festa di nozze anti mafia

Il "Telegraph" scivola sulla location scelta dalla star. Ospiti Elton John e Madonna

Dua Lipa e la festa di nozze anti mafia
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Nel pomeriggio di ieri Elton John atterrava, Madonna aleggiava e Donatella Versace sbarcava da una Mercedes con vetri oscurati sulle nozze di Dua Lipa e Callum Turner. I due campioni di razza hanno iniziato a sposarsi a Londra lo scorso 31 maggio e non si sono ancora fermati.

Se si comincia a far durare tanto la festa si è già a metà dell'opera sulle aspettative temporali di tenuta. E poi ci vuole un po' di ottimismo, che già la vita è la somma delle cose che si perdono. Quindi la pop star e l'attore si sono lanciati in una serie di ribattute (sia detto qui in senso sartoriale, cioè quando cuci e ricuci per rafforzare le giunzioni dei tessuti) della cerimonia diffusa in vari luoghi della Sicilia.

Una tappa a Palermo, a Palazzo Gangi, poi la festa di ieri sera, (per duecento invitati che facevano base a Villa Igiea) a Villa Valguarnera, la Downton Abbey di Bagheria shire: già è splendida di suo e in più l'estate le dona. Una dimora settecentesca che la scrittrice Dacia Maraini, dopo averci alloggiato per parte della sua infanzia assieme ai genitori, descriveva così: «Un corpo centrale a due piani, con un seguito di finestre, vere e finte,

che scorrono seguendo un ritmo giocoso e severo. Dal corpo centrale partono due ali piegate in modo da formare un semicerchio perfetto».

Peccato che tra gli anni '70 e gli anni '90, il territorio fosse assediato dalla mafia, che della villa si fossero comprensibilmente incapricciati alcuni boss e che la magione, assieme ad altri luoghi simbolo della zona, vennero presi in ostaggio dalla parte meno edificante di quella terra benedetta. Villa Valguarnera ha, in realtà, muri impregnati di una storia infinitamente più edificante, oggi è adibita a tutt'altre attività e rappresenta una risorsa per l'intera Regione. Ma la cosa non ha impedito al quotidiano britannico Telegraph di definirla «il covo della mafia», di accostare la sua fotografia a quelle dei boss più famosi di sempre e a completare l'opera con delle immagini delle stragi del 1992. Perché la fiducia si guadagna goccia a goccia e si perde a fiumi. E quindi la povera Villa Valguarnera è bollata in eterno, e da allora, malgrado sia nobile e altera e radiosa di dignità e si sia perfino messa a resistere agli assedi indesiderati con ogni suo stucco, attrae ancora inclementi giudizi come una cuspide magnetica i fulmini. Il Telegraph si è scusato, fatto sta che dal presidente della Regione, Renato Schifani in giù, e pure in su, si è sollevato un conato di implacabile, sacrosanto disappunto nei confronti del quotidiano della Perfida Albione che ha rischiato di rovinare la festa nel senso più letterale del termine, «un danno enorme per la Sicilia». Ma si

può sempre contare sull'incoscienza di chi sceglie di sposarsi. E quindi la serata è partita al galoppo, eccitata e incurante.

Videocamere dei cellulari pecettate per evitare che gli ospiti potessero scattare foto o fare riprese, cena, qualche cambio d'abito della sposa, la

consolle di un dj e un sofisticato sistema di amplificazione per impedire che la musica si propagasse all'esterno della dimora. Perché questo sì, oggi come allora, ciò che succede a Villa Valguarnera resta a Villa Valguarnera.

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