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Feltri festeggia sessant'anni di giornalismo fuori dal coro

Ieri sera il party a Milano con intellettuali e politici

Feltri festeggia sessant'anni di giornalismo fuori dal coro
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Vittorio Feltri appartiene a quella rara categoria di giornalisti che non hanno mai cercato l'unanimità.

Ha sempre preferito il confronto al consenso, la schiettezza al compromesso, la firma riconoscibile all'anonimato. E accomodante, Feltri, mai. Sempre contro il coro. Feltri è l'ultimo dei grandi. Nel bene o nel male ha scatenato discussioni accese, ma è la storia, oltre che il presente, del giornalismo italiano.

Infatti ieri sera al Baretto di Milano, alla festa organizzata da Melania Rizzoli per celebrare i suoi sessant'anni di giornalismo, c'era il mondo. Dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, a Francesco Micheli, da Guido Bertolaso, al procuratore Marcello Viola, dal presidente della Regione, Attilio Fontana, all'ex presidente Roberto Formigoni, dal direttore de il Giornale, Tommaso Cerno, al vicedirettore Francesco Del Vigo, all'amministratore delegato del quotidiano, Nicola Speroni, da Ernesto Mauri al direttore di Libero, Alessandro Sallusti, da Dario Maltese conduttore Mediaset, da Daniela Santanchè a Michela Vittoria Brambilla, da Marina Caprotti col marito Chicco Moncada... e ne stiamo sicuramente tralasciando alcuni.

A quanti si chiedano quanta influenza abbiano ancora i giornali di carta oggi, sarebbe bastato essere in via Spiga ieri sera.

Feltri ha diretto giornali, formato generazioni di cronisti, firmato migliaia di editoriali, attraversato stagioni politiche diversissime senza rinunciare al suo stile. Il giornalismo vive di una materia fragile: la credibilità. E la credibilità, anche quando divide, nasce dalla coerenza. In un tempo in cui spesso le opinioni cambiano con il vento e le convinzioni si adattano alle convenienze, Feltri ha mantenuto una cifra personale immediatamente riconoscibile. Si può condividere o contestare ciò che scrive, ma è difficile non riconoscergli il coraggio delle proprie idee.

Sessant'anni di professione sono anche migliaia di notti in redazione, prime pagine da chiudere all'ultimo minuto, notizie da verificare, errori da correggere, intuizioni da difendere. Significano aver vissuto il giornalismo come mestiere, prima ancora che come palcoscenico. Irritando (molto), sbagliando (poco), essendo libero di essere chi hai deciso di essere.

Ieri sera non è stata celebrata soltanto una carriera straordinariamente lunga. Ma una voce che, nel panorama dell'informazione italiana, ha saputo distinguersi senza mai confondersi con il coro.

Una voce che ha fatto tremare salotti, messo in discussione il ghetto del gotha intellettuale, ribaltato sentenze, insinuato dubbi dove si erano accomodate troppe, inconsistenti certezze. Tanti auguri direttore! Da tutti noi che ti dobbiamo tutto.

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