Nuovo capitolo nell’inchiesta sui fondi pubblici dell’Agenzia del Turismo della Regione Puglia. I finanzieri del Comando provinciale di Bari hanno eseguito, tra le province di Bari e Foggia, un sequestro preventivo di denaro, beni mobili e immobili per un valore complessivo superiore a 1,3 milioni di euro.
La misura è stata disposta dal gip del Tribunale di Bari su richiesta della Procura. Cinque i destinatari del provvedimento, indagati in concorso e a vario titolo per peculato. Secondo l’accusa, risorse pubbliche dell’Agenzia sarebbero state distratte indebitamente dai bilanci dell’ente e utilizzate per finalità personali.
L’operazione rappresenta un nuovo sviluppo dell’indagine che, tra il 2024 e il 2025, aveva già portato all’esecuzione di tre sequestri per un valore complessivo superiore a 1,2 milioni di euro. Gli ultimi accertamenti sono stati condotti dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Bari e hanno riguardato l’utilizzo sistematico di denaro pubblico per scopi estranei a quelli istituzionali.
Al centro della ricostruzione degli investigatori ci sono il dirigente generale ad interim dell’Agenzia, poi deceduto, e l’allora responsabile dell’ufficio paghe e pagamenti. Secondo quanto emerso dalle verifiche, i militari avrebbero individuato nuove condotte distrattive realizzate con modalità analoghe a quelle già contestate in precedenza.
Entrando nel dettaglio, gli accertamenti hanno riguardato stipendi e “fuori busta” corrisposti al direttore generale ad interim. Somme che, secondo gli inquirenti, sarebbero risultate totalmente ingiustificate e nettamente superiori rispetto a quelle dovute per le mansioni svolte e per l’inquadramento contrattuale. Le verifiche sono state eseguite anche con il supporto della stessa Agenzia.
Per la Procura, non si sarebbe trattato di episodi isolati, ma di un meccanismo consolidato nel tempo. Tra il 2017 e il 2023, gli indagati avrebbero sistematicamente “dirottato” denaro pubblico per oltre 2,5 milioni di euro, somme di cui avevano la disponibilità per ragioni legate al proprio ufficio e che sarebbero state poi destinate a finalità esclusivamente personali.
L’inchiesta, nel complesso, ha portato a contestazioni nei confronti di tredici persone, tra cui quattro pubblici ufficiali.
Destinatari dei sequestri anche familiari e soggetti privati che, secondo l’ipotesi accusatoria, nella consapevolezza della provenienza illecita del denaro, avrebbero contribuito a “ripulire” le somme ricevute e a “reimpiegare” beni strumentali comprati con fondi pubblici in attività economiche.