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"La sinistra è diventata estranea ai sentimenti dell’uomo comune"

Il giornalista: "Ma la pena spetta ai giudici Il tribunale del popolo non può decidere"

"La sinistra è diventata estranea ai sentimenti dell’uomo comune"
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Mario Roggero è in carcere e milioni di italiani sono con lui. «La cosa che più mi colpisce - sottolinea Pigi Battista, giornalista, scrittore, fresco vincitore del premio Viareggio con “Il professore ebreo perseguitato due volte” - è l’indifferenza, di più la totale mancanza di empatia della sinistra. La sinistra vive in una sua bolla e sembra aver divorziato dal senso comune».

Il senso comune? «Sì, la comprensione della realtà più elementare. Se a premere il grilletto fosse stato un immigrato, sarebbe scattata quasi sicuramente la clausola sociologica: poveretto, la sua violenza è figlia del disagio, della povertà - questo si sarebbe scandito nei talk - di una condizione di difficoltà. Invece è un gioielliere, un bottegaio, uno che sta alla cassa e che conta i soldi, uno che in fin dei conti non se la passa male».

Battista, giustifica l’uccisione dei due banditi? «No, quella mai. Io non voglio entrare nella determinazione della pena, quella spetta ai giudici e non ho nessuna intenzione di fare il processo al processo e nemmeno, vorrei essere chiaro, mi piace la grazia chiesta a furor di popolo. Il tribunale del popolo non mi sta bene».

La destra? «La destra fa la destra e quasi beatifica l’orefice. Esagera, certo, ma non è questo il punto più importante».

E quale è? «È l’estraneità della sinistra ai sentimenti degli uomini comuni, gli uomini devono essere in un certo modo e se non corrispondono a questo schema peggio per loro. L’orefice era esasperato, era già stato rapinato, aveva paura per la moglie e i figli. Avrà pensato ai sacrifici fatti, alle umiliazioni subite, a quello che aveva già sofferto. Poi ha preso la pistola e ha sbagliato». Lui stesso lo ha riconosciuto. «E infatti prima di entrare in cella a Bollate ha detto più o meno queste parole: “Sono pentito, ma bisogna trovarcisi”. Ecco loro non ci si trovano mai».

Così non si trasforma in modello il giustiziere che si appunta la stella sul petto da solo? «Ma no, questo é un altro cliché che i progressisti usano come uno scudo per non vedere quello che tutti invece osservano benissimo. Se un benzinaio risponde alla violenza, subito scatta il pregiudizio: quello è uno sceriffo. Punto. Si imprigiona quella persona, con i suoi drammi, le sue paure, anche le sue incertezze, dentro una sorta di fumetto politicamente corretto, dove quella persona viene disegnata con tratti caricaturali e ostili».

L’applauso a chi spara non è una forma dai populismo? «Non mi interessano le definizioni astratte e del resto nessuno può battere le mani davanti all’uccisione di un uomo. Piuttosto, mi chiedo : come lo Stato ci tutela dalla violenza? Io non credo che lo Stato se la possa cavare snocciolando statistiche In cui si afferma che i reati sono in diminuzione, le cose vanno meglio e via elencando».

Non funziona così? «Pochi giorni fa a Milano un algerino ha sfregiato una ragazza alla fermata della metro Duomo. Non aveva alcun motivo per farlo, ma l’ha fatto. E però si è scoperto che poche ore prima l’avevano già fermato, aveva danneggiato delle macchine, si vedeva che non era a posto. Non importa, l’hanno lasciato andare e questo - che sia italiano o straniero non fa alcuna differenza - sconcerta l’opinione pubblica che non capisce. E si indigna per questo senso di impunità».

La destra cavalca e strumentalizza? «Questi temi non sono né di destra né di sinistra, ma se la sinistra non fa un passo verso il popolo perderà sempre.

E mi faccia dire un’ultima cosa: questa storia del risarcimento agli aggressori è incredibile. E inaccettabile. Bene ha fatto il governo a correre ai ripari. Non può essere che ci si debba svenare per aiutare chi è entrato con la forza e la prepotenza in casa tua».

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