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Attualità

Blocchi e cortei lumaca: pronta la precettazione. Si fermano i pescherecci

Sciopero sospeso quasi ovunque ma non in Campania. Il garante: “Il proseguimento della protesta mette in pericolo i diritti dei cittadini”

Il blocco dei tir sul trattta Maddaloni- Marcinise in provincia di Caserta, 21 ottobre 2026. ANSA / ANTONIO PISANI

L’intervento del consiglio dei ministri e l’ombra della precettazione hanno convinto molti, ma non tutti, gli autotrasportatori a sciogliere i blocchi. Ma non in Campania, dove la protesta continua lasciando le pompe di benzina a secco. E intanto scoppia anche la protesta dei pescherecci fermi nei porti.

È stata un’altra giornata ad alta tensione, nonostante il decreto approvato dal governo per garantire ulteriori risorse al settore contro il caro carburanti. Dopo la notizia, nel Napoletano gli autotrasportatori anziché sciogliersi sono partiti in corteo paralizzando il traffico, mentre a loro si univano attivisti dei movimenti di lotta e studenti, tra applausi e slogan: «Lotta dura senza paura». Altri blocchi invece si sono risolti, su pressione delle stesse associazioni di categoria che da due giorni chiedevano ai colleghi rimasti in mobilitazione di mollare. Si è ritirato solo nel tardo pomeriggio dopo intense trattative il presidio in provincia di Isernia, dove la coda di camion aveva superato il chilometro di lunghezza. Terminato anche il blocco a Gela, resta attivo qualche sit-in Calabria ma senza danni alla circolazione. Era stato il vice ministro dei Trasporti Edoardo Rixi ad avvertire, in conferenza stampa dopo il Cdm, che «questa situazione dei blocchi non può andare avanti, abbiamo messo le risorse e se questo non basta dovremmo procedere con altri strumenti come la precettazione». Lo stesso Garante per gli scioperi ha espresso «viva preoccupazione» per i blocchi e ha avvertito che il loro proseguimento «configura un pericolo grave e imminente per i diritti costituzionali dei cittadini» e promette di «assumere tempestivamente le determinazioni di propria competenza, volte a garantire l’immediata ripresa delle consegne e sbloccare rifornimenti e servizi vitali alle città». Una extrema ratio, precisa Rixi, ma «prenderemo delle decisioni nelle prossime ore».

Ed è nel Napoletano che la protesta resta accesa da parte dei cosiddetti «padroncini» che si dicono pronti a sfidare il governo. «Siamo delusi. Il decreto di oggi ripropone misure vecchie o già annunciate, senza intervenire sul cuore del problema: il prezzo dei carburanti. Vogliamo sapere quanto lo Stato sta incassando in più dall’Iva sui carburanti e dove finiranno quei soldi. Se non saranno utilizzati per ridurre il costo dei carburanti, allora il Governo dica chiaramente quale sarà la loro destinazione». I tir hanno bloccato l’uscita delle autocisterne dagli impianti di raffinazione di Napoli Est, lasciando così il 95 per cento delle pompe della Campania a secco. Si sono registrati casi di speculazione con diesel e benzina a 4 euro segnalati alla Guardia di Finanza. Per superare l’emergenza la prefettura valuta un piano di scorte anche per le autocisterne, ma a rischio ci sono anche i servizi essenziali: «Non si deve far pagare ai cittadini il prezzo della protesta», accusa il sindaco Gaetano Manfredi.

Negli ultimi giorni sono stati tagliati anche i collegamenti con le isole oltre che diverse corse del traffico extra urbano. In tutto questo anche i camionisti che si sono ritirati avvertono che «non sono venute meno le ragioni della protesta» e che la mobilitazione rimane attiva. Intanto gli effetti a cascata hanno travolto anche la filiera della pesca. I pescherecci sono rimasti in fermi in numerosi porti dell’Alto Adriatico, ma poi dal Cdm è arrivato lo stanziamento di risorse anche per il comparto, che si dice in ginocchio per i costi del carburante e per le limitazioni imposte dall’Ue.