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Attualità

Centri sociali occupati, la socialità non può diventare l’alibi dell’illegalità

Nessuna attività sociale, culturale o politica può trasformarsi in un lasciapassare per impossessarsi dell’immobile di un’altra persona o della collettività

Spin Time, Via Santa Croce in Gerusalemme viene liberata dalle tende e dal presidio davanti al palazzo evacuato. Martedì 25 Agosto. News (Photo by Valentina Stefanelli/Lapresse) Spin Time, Via Santa Croce in Gerusalemme is cleared of tents and the garrison in front of the evacuated building. Tuesday, August 25. News (Photo by Valentina Stefanelli/Lapresse)

Su questo punto bisogna avere il coraggio di utilizzare parole chiare.

Un centro sociale può organizzare concerti, dibattiti, attività culturali, iniziative politiche o assistenza. Tutto legittimo quando viene fatto in un luogo utilizzato legittimamente.

Ma nessuna attività sociale, culturale o politica può trasformarsi in un lasciapassare per impossessarsi dell’immobile di un’altra persona o della collettività.

Un edificio occupato abusivamente rimane un edificio occupato abusivamente.

Non diventa legale perché all’interno si tengono concerti o altre attività, diciamo così, sociali.

Non diventa legale perché vi si svolgono attività culturali.

Non diventa legale perché chi lo occupa rivendica una finalità politica.

E soprattutto non diventa legale perché sono trascorsi dieci, venti o trent’anni dall’occupazione.

La dimensione del fenomeno dell’area antagonista è tutt’altro che trascurabile. Una ricostruzione giornalistica basata sull’incrocio di informative delle Questure, relazioni alle Prefetture e altri aggiornamenti destinati al Viminale ha individuato 126 occupazioni attive riconducibili all’area anarco-antagonista in Italia.

È necessario essere rigorosi: non si tratta di un censimento ufficiale definitivo del Ministero dell’Interno e il numero cambia con nuove occupazioni e sgomberi.

Ma 126 immobili rappresentano comunque un fenomeno che uno Stato moderno non può considerare fisiologico.

Ed è proprio qui che deve cadere un equivoco durato troppo a lungo.

La libertà politica non comprende la libertà di occupare la proprietà altrui. Perché questo è illegale ed è un reato.

Anarchici, antagonisti, estrema sinistra, estrema destra o qualunque altra appartenenza politica: davanti a un immobile occupato senza titolo lo Stato deve guardare innanzitutto a una cosa.

La legge, senza timore e con la precisa convinzione di restituire quel bene al legittimo proprietario sia esso privato che pubblico.

Non possono esistere edifici nei quali un gruppo politico decida autonomamente che le regole della proprietà non valgono più.

Non possono esistere zone franche nel nostro Paese.

E non può essere la capacità di mobilitare centinaia di persone in piazza a stabilire se una sentenza debba essere eseguita oppure no.

Un esempio su tutti il Leoncavallo di Milano trentun anni che non potevano e non dovevano diventare normalità.

Il Leoncavallo rappresenta forse meglio di qualunque altro caso italiano quanto sia pericoloso abituarsi all’illegalità fino a considerarla normale.

Lo stabile di via Watteau era una proprietà privata.

Era occupato senza titolo dal settembre 1994. L’autorità giudiziaria aveva ordinato agli occupanti di rilasciarlo.

Dal 2005 si erano susseguiti numerosi tentativi infruttuosi di accesso dell’ufficiale giudiziario.

Eppure quella situazione è durata trentuno anni.

Trentuno.

Questa non può essere presentata semplicemente come una straordinaria esperienza di “socialità”.

Dal punto di vista dello Stato di diritto è stata innanzitutto una lunghissima occupazione senza titolo di una proprietà privata nonostante l’esistenza di provvedimenti giudiziari di rilascio.

E il conto dell’incapacità dello Stato di eseguire tempestivamente quei provvedimenti è arrivato nelle tasche di tutti.

La Corte d’Appello di Milano, con la sentenza del 29 ottobre 2024, ha condannato il Ministero dell’Interno a risarcire alla proprietà 3.039.150 euro, oltre a spese e interessi, per il ritardo nell’esecuzione dell’ordine di rilascio.

Più di tre milioni di euro.

Pagati dallo Stato perché lo Stato non era riuscito a restituire tempestivamente a un privato ciò che era del privato.

È questo che dovrebbe provocare indignazione.

Perché in una democrazia non può accadere che il proprietario abbia ragione davanti ai giudici ma debba aspettare decenni prima di riavere materialmente il proprio immobile.

Una sentenza che non viene eseguita rischia di diventare un pezzo di carta qualunque.

E un diritto riconosciuto ma non tutelato concretamente rischia di non essere più un diritto.

Per questo lo sgombero del Leoncavallo del 21 agosto 2025 rappresenta un punto di svolta che va riconosciuto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, alla Prefettura di Milano e all’azione i tutte le istituzioni coinvolte.

Le Forze dell’Ordine sono intervenute, l’immobile è stato liberato e la struttura è stata riconsegnata alla proprietà per la messa in sicurezza.

Senza trasformare l’operazione in uno scontro.

Senza concedere all’occupazione altri anni.

Facendo finalmente ciò che lo Stato avrebbe dovuto riuscire a fare molto prima: eseguire la legge.

Piantedosi definì quello sgombero la fine di una lunga stagione di illegalità e rivendicò la linea della “tolleranza zero” del governo contro le occupazioni abusive.

Sul Leoncavallo i fatti gli danno un argomento difficilmente contestabile: trentuno anni di occupazione di un immobile privato non possono essere considerati una situazione normale in uno Stato di diritto.

Quando serve senza alcun timore deve intervenire la forza pubblica.

Bisogna infine liberarsi da un altro tabù.

Dire che uno stabile deve essere liberato, anche attraverso l’intervento della forza pubblica quando necessario e disposto secondo la legge, non significa invocare violenza.

Significa esattamente il contrario.

La forza pubblica esiste affinché l’esecuzione della legge non venga affidata alla forza privata.

Il proprietario non deve andare personalmente a cacciare gli occupanti.

I cittadini non devono organizzarsi da soli.

Non devono nascere vendette, ronde o scontri.

Deve intervenire lo Stato.

Polizia, Carabinieri e le altre autorità competenti devono poter eseguire i provvedimenti dell’autorità giudiziaria in condizioni di sicurezza e nel rispetto delle procedure previste dalla legge.

Quando un immobile viene occupato abusivamente, la risposta dovrebbe essere quanto più tempestiva possibile.

Identificazione degli occupanti.

Accertamento delle eventuali situazioni di fragilità.

Assistenza dei servizi sociali quando realmente necessaria.

Accertamento delle responsabilità penali quando esistano ipotesi di reato.

E quindi liberazione e immediata messa in sicurezza dell’immobile, affinché non venga occupato nuovamente.

Perché distinguere le persone fragili dai professionisti dell’occupazione non significa accettare l’occupazione.

Un bambino deve essere protetto.

Un anziano fragile deve essere assistito.

Una famiglia realmente indigente deve trovare nello Stato una risposta concreta e tempestiva.

Ma chi organizza occupazioni, chi forza immobili, chi lucra sugli alloggi popolari o chi pretende di trasformare una proprietà altrui nella sede permanente della propria organizzazione politica deve sapere che lo Stato arriva e quell’immobile viene restituito a chi ne ha diritto.

Ne a sinistra e ne a destra debbono esistere zone franche o favoritismi.

E proprio perché vogliamo essere severi, dobbiamo esserlo con tutti quelli che se lo meritano.

Non avrebbe alcuna credibilità denunciare cento occupazioni dell’area antagonista e tacere davanti a un edificio occupato abusivamente dall’estrema destra.

Se CasaPound occupa senza titolo, deve valere la stessa legge.

Se un collettivo anarchico occupa senza titolo, deve valere la stessa legge.

Se un centro sociale di estrema sinistra occupa senza titolo, deve valere la stessa legge.

Se una famiglia occupa abusivamente una casa popolare, deve valere la stessa legge, accompagnata dalle necessarie tutele sociali quando esistano condizioni di reale fragilità.

La legalità non può cambiare colore a seconda di chi sfonda la porta.

È questo il principio sul quale il governo Meloni e il ministro Piantedosi devono continuare senza arretrare: recuperare gli immobili abusivamente occupati e restituirli ai legittimi proprietari oppure, quando sono pubblici, alla collettività e alle famiglie che ne hanno diritto.

Non fra altri trent’anni.

Nel più breve tempo consentito dalla legge.

Perché la proprietà privata non è una concessione dello Stato agli occupanti.

La proprietà pubblica non appartiene al primo che riesce a impossessarsene.

E la socialità non si costruisce violando i diritti degli altri.

La socialità si organizza. Gli spazi si affittano, si acquistano, si ricevono in concessione. Le idee si difendono liberamente. Le proprietà altrui, invece, si rispettano.

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