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Attualità

Ci vadano i radical chic nella scuola piena di stranieri, per Schlein sono guai e Grillo: quindi, oggi..

Quindi, oggi: l’intervista del comico a Pulp Podcast, la norma sul tetto nelle aule e Conte

  • Dovete scusarmi per la latitanza di qualche giorno, ma ero in lutto: mi sono dovuto trasferire dall’Alta Valtellina, luogo meraviglioso in cui vivevo. Per non parlare degli scatoloni…
  • Il tetto agli studenti stranieri in classe ha scatenato, dice Repubblica, l’ira dei presidi, delle famiglie di immigrati senza cittadinanza e ovviamente dei commentatori progressisti che già straparlano di “teorie sulla purezza della razza”. Falso. Primo: se fosse questione di purezza della razza, di stranieri in classe non ce ne sarebbe nemmeno uno, figuriamoci il 30%. E poi: ma perché una norma di buon senso, che i presidi dovrebbero applicare nella formazione delle classi banalmente seguendo la logica, diventa razzista solo perché a proporla è un partito di destra? Non esiste una statistica. Ma sarebbe proprio caruccio sapere quanti, tra coloro che oggi criticano l’annuncio di Giorgia Meloni, porterebbero il loro amato figliolo nell’istituto “Caio Giulio Cesare” di Mestre, salito agli onori delle cronache perché nelle due sedi della scuola dell’infanzia solo tre - dico: solo tre - bambini hanno un cognome di origine italiana e il 90% degli iscritti alla prima è del Bangladesh. Ripeto la domanda: quanti dei progressisti che oggi urlano alla xenofobia lascerebbero il proprio pargolo in una classe a maggioranza di origine straniera, magari con difficoltà di comprensione della lingua italiana? Quanti di loro vorrebbero il loro prezioso figliolo in un gruppo di studio che - per tabulas - rallenta il percorso di apprendimento di tutti? Nessuno. E infatti spesso sono proprio le famiglie italiane a non voler iscrivere i propri figli in quelle scuole. Pensate siano tutti razzisti? Pensate vogliano “preservare la razza”? No, applicano solo un banalissimo ragionamento logico e il buon senso del padre di famiglia: se devo scegliere una scuola per mio figlio, me ne guardo bene dal lasciarlo in un simile ghetto proprio come eviterei un istituto con la nomea di non avere insegnanti di livello. Si chiama buonsenso, non razzismo. La scuola dovrebbe essere il luogo dove si imparano la lingua e le regole del Paese; deve includere, certo, ma anche garantire a tutti - a tutti - il miglior percorso scolastico possibile. Perché un’istruzione elevata significa avere più possibilità di emergere nella vita, di conquistarsi una posizione agiata o un buon lavoro, di avere successo, di vivere bene. Non tutti, purtroppo, possono permettersi la scuola privata con il corso bilingue sin dall’asilo nido. Perché alle famiglie meno fortunate, fagocitate loro malgrado in una periferia diventata area a maggioranza straniera, dovrebbe essere precluso un percorso scolastico di livello?
  • Leggeremo il decreto appena sarà pronto. Ma se le prime indiscrezioni verranno confermate, sarà il livello di apprendimento della lingua, e non l’etnia, a determinare se il bambino rientra o meno in quella quota del 30%. Il che è un vantaggio per i bambini italiani, che non verranno penalizzati. Ma anche per i bambini di origine straniera, che potranno “integrarsi” davvero senza ritrovarsi - loro malgrado - in aule dove l’interazione col Paese ospitante non esiste.
  • Chi critica la misura, intanto, potrebbe fare un gesto lodevole: portare a Mestre o a Monfalcone il proprio bambino e dimostrare con i fatti che loro no, non avrebbero nessun problema a sapere il proprio figlio in minoranza in una classe composta quasi interamente da bambini bengalesi.
  • Ho guardato gli ospiti di Di Martedì e ripensato alle parole di Enrico Mentana, convinto che La7 stia peccando di obiettività: in sostanza, nei salotti se la cantano e se la suonano sempre da soli, salvo rare eccezioni selezionate come il povero Italo Bocchino. Poi ho pensato che in realtà non lo fanno apposta. In realtà sono convinti di dare spazio a tante idee, tutte diverse. E in effetti ospitano Avs, Pd, M5S, giornalisti di sinistra, commentatori di centrosinistra, tutti che la pensano in maniera diversa su Palestina, Ucraina, tasse, scuola e diritti. Quindi sì: La7 è pluralista. Ma solo perché a sinistra non sanno mettersi d’accordo manco su quanto deve essere lungo un caffè per essere considerato un espresso.
  • Tutti sono lì a chiedersi: ma Vannacci deve stare dentro o fuori la coalizione di governo? Meloni non lo vuole. Salvini nemmeno. Figuriamoci Tajani. Il problema è innanzitutto numerico: con Futuro Nazionale il centrodestra vince le elezioni e nomina il proprio presidente del Consiglio, senza rischia di consegnare il premio di maggioranza al Campo Largo. Poi ci sono altre due questioncine da non sottovalutare. Primo: un Vannacci al governo creerebbe una frammentazione che a destra non s’è mai vista (Fdi, Fi, Lega, Moderati e Futuro Nazionale: troppi). Secondo: Futuro Nazionale sarebbe il terzo o secondo partito per numero di voti. Cioè: se si andasse al voto con i sondaggi di oggi, Vannacci arriverebbe sopra la Lega e forse pure sopra Forza Italia. Quindi Vannacci dovrebbe essere nominato vicepremier. Capito che è grossa, come cosa?
  • All’assemblea Nova del M5S il no all’invio di armi all’Ucraina è stato votato da oltre il 90% dei votanti. Un plebiscito. Il che significa, checché ne dica Elly Schlein (“troveremo un accordo”), che scendere a compromessi su questo punto per Conte sarà impossibile. A meno di inventarsi non si sa bene quale colpo di magia per convincere gli elettori che, una volta salito al governo col Pd, gli sarà inevitabile fare altrimenti.
  • Voglio dire: Schlein è convinta che sul tema “discuteremo e troveremo un compromesso”, ma a sentire le parole di Conte quella è una linea rossa insuperabile. E questo cambia tutto.
  • Trovo abbastanza sconcertante che nelle grandi città i ricchi e benestanti residenti scelgano sindaci e leader progressisti, musulmani, socialisti, quasi sempre favorevoli alle patrimoniali o a colpire i loro grandi capitali. Non capisco se si tratti di sindrome di Stoccolma o se ci credano davvero.
  • La nuova sindaca di Berlino, Elif Eralp, per dire, chiede l’esproprio proletario degli immobili acquistati legittimamente dopo la fine della Ddr. Colpisci i grandi gruppi immobiliari? Sì. Ma come ripetiamo spesso, all’inferno si scende a piccoli passi. Oggi esproprio qui, domani metto il tetto agli affitti, dopodomani decido come devi investire o utilizzare i tuoi soldi. Ricordate: mai, dico mai, il socialismo di governo ha portato allo sviluppo economico di un Paese.
  • Al leader della Linke chiedono: che tipo è Elif? E lui dice: “Penso alla sua storia, figlia di genitori che hanno lavorato tutta la vita”. Perché, scusate: ma quanti sono al mondo i figli di genitori che non hanno mai lavorato un giorno? Mi sembra una condizione abbastanza “standard”, quella descritta da Luigi Pantisano.
  • Sapete cosa mi fa impazzire? Che se l’AfD vince in Sassonia o nel Meclemburgo, scatta l’indignazione per l’attacco alla democrazia. Se invece gli stessi elettori tedeschi, solo a Berlino, scelgono una che si definisce “socialista” e vuole espropriare gli immobili di proprietà privata, vince la democrazia. Ci vedo un tantino di pregiudizio. E sì: ritengo che le idee radicali socialiste siano pericolose tanto quanto quelle xenofobe della destra. Gli estremismi sono tutti uguali, quale che sia il loro colore.
  • Ed Sheeran si cosparge il capo di cenere, dice di aver sbagliato e definisce “ingiustificabile” quanto avvenuto a Gaza. Eh no, il mio amico Ed. Sì, è vero: hai sbagliato a cacciare il tizio che sostiene la Palestina, avresti solo dovuto chiedergli - una volta sul palco - di suonare e di tenersi per sé le proprie idee. O di esprimerle in altre occasioni. Ma fare marcia indietro adesso puzza lontano un miglio di codardia. Abbiate il coraggio di affermare che la musica è musica e basta, chi se ne frega di cosa il cantante o il cantautore pensi di Gaza, di Israele, della Palestina o dell’Ucraina. Pensate a farci divertire, emozionare, innamorare. Per tutto il resto abbiamo già Saviano&co.
  • E ti pareva? Poteva forse non esserci la pista russa anche per l’aggressione a Centocelle, dove uno studente ha accoltellato la prof? Beh: fa ridere. E di grosso. Per un possibile e indimostrato account russo istigatore del 13enne, in questo caso i giornali ci costruiscono retroscena pazzeschi che portano dritti dritti al Cremlino. Quando invece Salim El Koudri fa una strage in stile Isis e offende per mail il Gesù dei cristiani, allora no: i giornali fanno di tutto per rubricare l’attacco al gesto di un folle. Fate ridere, dai.
  • Ah, altra cosa. Il ragazzino di 13 anni era solito navigare in un sito splatter che in teoria sarebbe vietato ai ragazzi sotto i 18 anni. Eppure entrava. Eccome se entrava. Questo per dire che la folle idea di Ursula von der Leyen di vietare i social ai minori sarà un inutile tentativo di raccogliere l’acqua con uno scolapasta burocratico. Certe regole, al tempo del dark web, sono inutili. Solo le famiglie possono, con la loro autorità, vietare che i minorenni fragili abbiano accesso al complesso mondo di internet e dei social. Non lo Stato. Non l’Europa.
  • Dice Monsignor Zuppi: “All’inizio dell’anno scolastico non auguriamo soltanto buoni risultati. Auguriamo alle nostre scuole di essere comunità capaci di generare fiducia, passione e responsabilità, luoghi in cui nessuno si senta escluso”. Belle parole. Ma inutili. A inizio anno scolastico augurerei agli studenti una sola cosa: apprendere. Imparare. Saper fare. Quando concludi il corso di studi non è tanto la tua capacità di avere fiducia, passione o responsabilità a determinare chi sarai, ma ciò che hai imparato. So ragionare secondo logica? So far di conto? So distinguere l’Eneide da una malattia venerea? Ormai tutti parlano di scuola e nessuno, mi pare, discute più del motivo per cui la scuola esiste: ovvero trasmettere informazioni, cultura, nozioni, sapere.
  • Ora come ora, mi pare che Conte detti le condizioni e Schlein - terrorizzata dal non riuscire a formare la famosa “testarda” coalizione - finisca con l’accettarle. Consegnando così, di fatto, la leadership a Conte.
  • Grillo non dice necessariamente cose intelligenti e no, politicamente non gli affiderei manco la gestione di un condominio formato da un solo appartamento. Però resta uno showman: ti tiene attaccato alla tv, niente da fare.

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