L’ipotesi di innalzare il limite di velocità in autostrada oltre i 130 km/h finora tollerati dalle normative vigenti torna ciclicamente in auge nel nostro Paese e forse, a breve, potrebbe finalmente diventare realtà, anche se con qualche limitazione.
Chi si aspettava che con la recente approvazione della bozza del nuovo Codice della Strada questa modifica potesse essere già definita e pronta a entrare in vigore coi decreti attuativi rimarrà deluso, ma di certo un passo in avanti verso il tetto dei 150 km/h è stato fatto: pur non introducendo un automatismo, la proposta prevede di concedere questa facoltà ai gestori della rete stradale.
I timori di dare il via libera incondizionato a questa rivoluzione, comunque, si vedono tutti, dal momento che la possibilità di incrementare il limite di velocità sarebbe limitata a tratti stradali che rispondono a requisiti piuttosto stringenti: nella bozza non si parla semplicemente di autostrade, ma si vincola l’attuazione della misura alla presenza di almeno 3 corsie per senso di marcia (esclusa la corsia di emergenza) e all’installazione sui tratti interessati di sistemi di monitoraggio della velocità, come la rete Tutor o SICVe.
Già questo basta a restringere il campo di applicazione, dal momento che solo una percentuale marginale dell’intera rete autostradale italiana (stimata attorno al 15-20%, concentrata prevalentemente su alcuni snodi della A1, A4 e A14) possiede i requisiti minimi per poter essere presa in considerazione. In mancanza di tali requisiti il limite rimarrebbe quello dei “canonici” 130 km/h.
Il vero scoglio, tuttavia, non è solo di natura puramente tecnica ma riguarda quelle che potrebbero essere le conseguenze nel penale e nel civile. La legge trasferisce l’intera responsabilità della decisione sulle spalle delle società proprietarie o concessionarie (come Autostrade per l’Italia). In caso di incidente grave su un tratto in cui sia stato elevato il limite, le perizie giudiziarie potrebbero chiamare in causa direttamente chi ha autorizzato l’aumento della velocità consentita.
Una spada di Damocle che spinge le concessionarie alla massima prudenza, anche se, è bene sottolinearlo, è stata espressa una certa apertura nei confronti della proposta. La cautela, in questi casi, è d’obbligo: prima di innalzare eventualmente il tetto fino a 150 km/h andranno effettuate tutte le analisi di fattibilità del caso. Non si prevedono tempi brevissimi, ma il 2028 potrebbe essere comunque l’anno giusto per fare quel salto da tempo annunciato.
