Jimmy Wales, a Piacenza per un premio, spiega con il tono paziente di chi accarezza un animale pronto a morderlo: l’intelligenza artificiale «non ha cambiato» la sua invenzione, Wikipedia. Però aggiunge, quasi distrattamente, che il traffico è calato del 20 per cento. Il paradosso è elegante nella sua crudeltà. Per vent’anni, Wikipedia ha regalato al mondo, gratis, la più grande enciclopedia collaborativa mai esistita. Le intelligenze artificiali se ne sono nutrite a sazietà e ora, divenute oracoli digitali, si rivolgono all’utente con risposte dirette e semplici. L’enciclopedia non serve più... Google segue lo stesso destino, con l’aggravante di essersene procurato la crisi da solo. Gli «AI overview» in cima alla pagina di ricerca fanno esattamente ciò che un tempo faceva un buon articolo: informano senza costringere a saltare da un link all’altro. Il motore di ricerca, inventato per condurre altrove, ora si accontenta di trattenere sul proprio sito. Wales chiede solo un attestato di merito, che «il regalo al mondo» di Wikipedia venga almeno citato dagli oracoli. Richiesta modesta, quasi commovente, se si pensa a cosa sono diventate le macchine che l’enciclopedia ha contribuito ad addestrare. Ma l’eventuale attestato non ripaga gli autori volontari che hanno scritto milioni di voci a titolo gratuito mentre altrove, con lo stesso materiale, si costruiscono valutazioni miliardarie e quotazioni in borsa. C’è qualcosa di beffardo nel fatto che l’intelligenza artificiale, senza verità proprie, cresca cannibalizzando chi la «verità» l’aveva organizzata e discussa, pur in mezzo a una infinità di polemiche sulla partigianeria di certe voci politicamente sensibili. Dopo un avvio di segno libertario, nonostante le gigantesche contraddizioni, il web era passato dall’idealismo all’affarismo. Quale sarà la prossima fase? Qualcuno giura: la fusione delle Ia con la macchina statale. Vedi Wikipedia alla voce distopia.
