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Attualità

La crisi di un simbolo italiano: ogni giorno chiudono 11 bar

La Confesercenti lancia l’allarme. Un danno economico ma anche sociale

Il bar di Caro Diario

Milano Una prece per la Luisona, la pasta resiliente che occhieggiava come un monumento dietro il vetro del bancone del Bar Sport di Stefano Benni. Una prece per i quattro amici che volevano cambiare il mondo di Gino Paoli, per il Mario dei nottambuli di Ligabue, per i caffè di fumo e pelote basche di Luciano Bianciardi, per le star che bevono whisky al Roxy Bar di Vasco e per i provinciali che leccano un Gelato al limon con Paolo Conte. Una prece anche per Totò-Bonocore che, al bancone di un bar, nel film La Banda degli Onesti, spiega a Peppino-Lo Turco come la ricchezza vada sempre a rimpinguare le tasche dei capitalisti, versando un cucchiaino di zucchero dopo l’altro nella tazzina di caffè fin quando il barista gli toglie la zuccheriera davanti, minacciandolo di fargli pagare un supplemento.

Il bar è da anni il teatro della socialità italiana, luogo di conforto, pettegolezzi, cornetti, amicizie, flipper, bianchini, boeri, gazzette, fernet, agorà di derby politici e beghe calcistiche, scuola di vita fin dal tempo di Goldoni e della sua Bottega del Caffè. Il bar è la cosa più italiana che c’è, locale aperto dall’alba ai metronotte, presidio di civiltà nei paesini sperduti, ufficio postale, ufficio informazioni, ufficio per gli smart worker.

Eppure questo simbolo di italianità non se la passa bene, per niente. Ce lo dice con voce agra come la vita di Bianciardi (ancora lui) Confesercenti: tra il 2019 e il 2025 il comparto ha perso oltre 24mila imprese, circa 11 al giorno. Con un impatto devastante per i territori, che si impoveriscono economicamente - la perdita stimata è superiore ai 7,2 miliardi in sei anni - e umanamente.

Una Spoon River del bancone che è trasversale: riguarda ogni regione italiana (ma è il Centro a soffrire di più), e interessa i piccoli centri come le metropoli (Roma in questi anni ha visto scendere il numero di esercizi del 30 per cento). «La desertificazione commerciale sta cambiando la vita quotidiana delle nostre comunità», lamenta Nino Gronchi, presidente di Confesercenti, che da oggi prenderà a girare l’Italia per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare per contrastare il fenomeno. Perché nemmeno alle star del Roxy Bar di Vasco piace l’ammazzacaffè.