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Attualità

Davide Tabarelli: “Soluzione al caro-carburante? Servirebbe un altro lockdown”

“Tornare al razionamento. In altri Paesi è già stato fatto e il momento potrebbe essere vicino anche per l’Italia”

"Ma quale speculazione. È colpa dell'Arabia Saudita"

Parlare di razionamento dei carburanti in Europa sembra un esercizio da tempi di guerra o anni ’70, in piena crisi petrolifera. Eppure oggi, alla luce della persistente incertezza geopolitica globale che ieri ha riportato il Brent sopra i 113 dollari al barile, la storia torna a presentarsi. Ne abbiamo parlato con Davide Tabarelli, presidente e fondatore di Nomisma Energia.

Ieri mattina il prezzo del diesel in autostrada è arrivato a 2,3 euro al litro e, guardando ai dati di settembre, la domanda di gasolio è scesa del 7,5%. Cosa possiamo aspettarci per i prossimi mesi?

«Siamo di fronte a un momento ricco di difficoltà. È vero, la domanda di diesel a settembre è scesa di quasi l’8%, ma solo dopo che i costi alla pompa sono saliti sopra i 2 euro. Però dalla chiusura dello Stretto di Hormuz il gasolio che arriva verso l’Italia è diminuito del 16%, quindi il gap è ancora enorme. Per frenare ulteriormente l’utilizzo del diesel bisognerebbe aumentare ancora i prezzi al litro, almeno fino a 3 euro. Inoltre, mentre l’utilizzo di questo carburante frena, è aumentato drasticamente quello della benzina, arrivando ai livelli più elevati degli ultimi 16 anni».

A parte aumentare ulteriormente i prezzi dei carburanti, che altre opzioni ci sono?

«Tornare al razionamento. In altri Paesi è già stato fatto e il momento potrebbe essere vicino anche per l’Italia. Le fasce che utilizzano maggioramene il diesel sono gli autotrasportatori e i mezzi pubblici. Una soluzione possibile è bloccare i camionisti per almeno un giorno in più alla settimana - come avere il venerdì libero. Allo stesso tempo, se le scuole chiudessero per tre giorni, invece che solo per due, verrebbero utilizzati meno gli autobus. Perché, finché gli autotrasportatori e i mezzi pubblici rimangono in funzione, non basta a far scendere l’utilizzo del diesel. Altrimenti, un’altra opzione ancora, è quella di chiudere alcuni distributori».

Sembra una prospettiva quasi da fine del mondo per l’Italia, con i supermercati vuoti e i ragazzini non a scuola, come tornare ai tempi del Covid.

«Esattamente, un lockdown potrebbe essere la soluzione definitiva: se tutti siamo costretti a rimanere a casa, allora la domanda di diesel - di carburanti in generale - crolla, anche senza la necessità di alzare ulteriormente i prezzi. Senza guardare però così lontano, l’Italia potrebbe riaprire alcune delle sue raffinerie, per esempio quella di Livorno è stata chiusa da poco».

Tornare ad acquistare carburanti dalla Russia non è un’opzione?

«No, perché non cambierebbe nulla. Nonostante l’embargo che al momento l’Europa ha imposto sui beni russi, in maniera indiretta molto del diesel che usiamo oggi arriva comunque da lì, perché gli altri Paesi non hanno mai interrotto il rapporto con Putin. L’unica soluzione veramente definitiva sarebbe la fine della guerra in Medioriente. Eppure, anche in quel caso, gli effetti non sarebbero immediati: riaprire Hormuz non significa riattivare contemporaneamente tutte le raffinerie che hanno subito danni durante i bombardamenti degli ultimi sette mesi».