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Attualità

“Forme diverse, ma il morbo non pregiudica il lavoro”

Parla Fabrizio Stocchi: “La malattia progredisce e man mano vanno aggiustate le terapie”

Fabrizio Stocchi

Dottor Fabrizio Stocchi, responsabile del centro Parkinson del San Raffaele di Roma e ordinario di Neuologia all’università telematica San Raffaele, ci spiega se la malattia può diventare incompatibile con l’attività lavorativa, in questo caso politica?

«Non necessariamente lo diventa. Il Parkinson ha un decorso molto lungo, non ha un impatto aggressivo. E poi dipende dalla forma, ci sono forme più benigne di altre».

Quindi può anche non essere un problema?

«La malattia progredisce e man mano vanno aggiustate le terapie. Ma conosco dentisti e chirurghi con il Parkinson che lavorano brillantemente. Anche Vincenzo Mollica ne è affetto ma mi sembra che nella sua professione se la sia cavata bene».

L’ammissione di Dario Franceschini rompe un tabù?

«Il Parkinson era un tabù tanti anni fa. Ma spesso capita che personaggi famosi che ne soffrono ne parlino liberamente. Penso ad attori come Michael J.Fox o allo stesso Papa Giovanni Paolo II. Rendere visibile la malattia e parlarne apertamente è importante per superare lo stigma che ancora oggi può accompagnare il Parkinson».

L’ex ministro ha 67 anni. Solitamente a che età si manifestano i primi sintomi?

«Un paziente su quattro presenta l’esordio della malattia prima dei 50 ani. Tra le patologia neurodegenerative, il Parkinson è quella che è aumentata di più, i casi sono raddoppiati negli ultimi 15 anni. E questo fenomeno non può essere spiegato soltanto con l’allungamento della vita media perché a crescere sono anche le diagnosi nelle persone tra i 40 e i 50 anni».

Il tremore è il primo sintomo da riconoscere per una diagnosi precoce?

«Non necessariamente. Il tremore è la manifestazione più comune ma può anche non esserci. Il sintomo caratteristico della malattia è la bradicinesia, cioè il rallentamento motorio. La triade dei principali segni motori è costituita da bradicinesia, rigidità muscolare e tremore ma circa il 27% dei pazienti non presenta tremore».

A che punto è la ricerca? Dà qualche speranza ai 400mila malati?

«Disponiamo di terapie sintomatiche, a partire dalla levodopa, che funzionano molto bene soprattutto nelle prime fasi. La ricerca sta anche lavorando a trattamenti che possono rallentare il decorso. Tra le strategie più avanzate figura il prasinezumab, un anticorpo monoclonale sperimentale diretto contro la proteina coinvolta nella progressione della malattia . Il farmaco è oggetto di uno studio internazionale in fase tre, se ne sta valutando la sicurezza sui pazienti».

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